articolo

Il Primo Giorno d'Inverno


05.09.2008 - Maria Rosaria Donisi

Se è vero che l’adolescenza è il periodo più difficile nella vita di un uomo, Valerio si appresta a vivere da solo gli anni più duri. In questa complessità di sentimenti, Locatelli congegna una trama dove non esclude la ricerca e la scoperta della sessualità (argomento tipico della pubertà), e lo fa prendendosi la responsabilità e il rischio di cadere nella retorica. D’un tratto il protagonista abbraccia la strada del ri(s)catto per sopravvivere alla realtà avversa. Nella vita di provincia, ove l’unica speranza è quella di attendere l’arrivo della primavera, Valerio affronta un dramma che lo costringe a una precoce crescita interiore. L’uso frequente della camera a mano, denota la volontà del regista di raccontare per attraverso “attimi rubati”; merito anche di una fotografia che riproduce esattamente il freddo dei paesi del nord Italia. Gli attori sembrano non essere avvezzi alla macchina da presa, e ciò si evince da una recitazione non sempre efficace, ove le parole si confondono e non sempre sono comprensibili. Lodevole l’uso della metafora del primo giorno d’inverno che rappresenta il primo giorno in cui il protagonista conoscerà il dolore della vita adulta.

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo