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Teza


05.09.2008 - Marco Boccia

Quando non te lo aspetti, ecco che la sorpresa è dietro l’angolo. La bellezza di un festival risiede proprio nella capacità di sorprendere, di spiazzare. Teza di Hail Gerima, da sempre attento narratore della storia della sua gente, del popolo etiope, senza mezzi termini affronta il problema del razzismo e la situazione socio-economica disastrosa, in cui versa l’etiopia. Una terra che il protagonista al suo ritorno stenta a riconoscere. Gerima riesce magnificamente, attraverso continui flashback, a restituire la sofferenza del protagonista, soggiogato dai suoi demoni; egli è un uomo vinto dalle proprie idee e sopraffatto dall’ impotenza nella quale versa. Il regista riesce a mescolare abilmente realtà e simbolismo magico-religioso, giocando sapientemente con la cultura che racconta, donando alla pellicola un certo misticismo che concorre fortemente a scatenare in chi guarda, la necessità di non distogliere lo sguardo. Il grande merito, che va attribuito al regista, è quello di essere stato in grado di restituire una società fortemente legata ai propri riti e alle proprie credenze, attraverso scelte stilistiche sempre azzeccate e puntuali, in grado di mostrare una cultura e una società a molti sconosciuta. Contemporaneamente, riesce ad innescare una riflessione sulle violenze perpetrate dalle dittature di ogni genere, e sulle sofferenze a cui un intelletto libero, che non accetta compromessi, è sottoposto. Insomma un buon film sia da un punto di vista estetico che narrativo, un'opera che regala, senza nulla pretendere, la possibilità di riflettere. Da vedere.

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