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Un Lac


06.09.2008 - Davide Ferrara

Al giorno d'oggi esistono ancora film brutti, nel senso più pieno del termine? Purtroppo sì: Un lac.
Il regista e sceneggiature del film, Philippe Grandrieux, ci presenta un'opera inconcludente e svagata. Sembra di assistere ad una sorta di “presa in giro” netta ed evidente nei confronti del pubblico in sala. Affrontare e sviluppare il rapporto semi-incestuoso tra i due fratelli poteva essere sulla carta un tema interessante (anche se, indubbiamente, trito e ritrito), ma la storia si perde già nelle premesse.
All'inizio del film si rivela abbastanza efficace il convulso movimento di macchina che ripropone, visivamente, i continui attacchi epilettici del ragazzo. Ma alla lunga la camera a mano sembra quasi “inciampare” su se stessa, si perde irrimediabilmente in un pozzo senza fondo di mediocrità registica. Sembra quasi che il regista si fermi, posi il suo strumento di lavoro e se ne vada. E' difficile analizzare e cercare di parlare di un film che “non c'è”. O meglio, delle immagini passano veloci sullo schermo, ma il problema è che non hanno nulla da raccontarci. Interminabili silenzi, alternati a brevi e sofferenti respiri dei due protagonisti, animano l'intera pellicola. I paesaggi freddi ed eternamente “fermi”, ci fanno venire in mente le scenografie di “Insomnia” o un videoclip dei Sigur Ros: peccato che, però, in questa pellicola non vi siano contenuti, ma solo un'accozzaglia di immagini senza senso, presentate con un montaggio mediocre e riprese alquanto grossolane. L'abuso di primissimi piani è, francamente, fuori luogo e per niente evocativo ai fini della storia. Nel nostro Paese si era soliti, un tempo, rimandare a Settembre un alunno poco studioso e inconcludente, ma a Settembre già ci siamo arrivati: per cui l'unica cosa, onesta, che resta da fare è bocciare su tutta la linea il regista francese e la sua insulsa opera.

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