06.09.2008 - Annarita Landi Una pellicola brillante e colorata che affronta con tono grottesco e surreale argomenti drammatici quali la violenza sulle donne, l'aborto e l'adulterio. Questo è Il Seme della Discordia, ultimo degli italiani in concorso a Venezia, e ritorno al cinema di Pappi Corsicato. A presentare il film al Lido, è il regista napoletano, accompagnato da tutto il cast: Caterina Murino, Alessandro Gassman, Martina Stella, Michele Venitucci, Valeria Fabrizi, Iaia Forte e Isabella Ferrari. «Lavorando con questi splendidi attori, lo sforzo è stato minimo», dice Corsicato. «I personaggi sono tutti belli, ma fragili. C'è un'impotenza e una sterilità generalizzata in tutti i rapporti che si vengono a creare. Il film è costellato di piccole tragedie, ma non è drammatico, perché la narrazione si sposta su un piano non realistico, surreale, accompagnato sempre da colori e musiche, quasi ridondanti». Pappi torna dietro la macchina da presa dopo sette anni di assenza con una nuova consapevolezza: «Io sono un autodidatta, non ho velleità autoriali, e dopo Chimera, girato nel 2001, ho rivisto tutto e sono tornato a un cinema più semplice, che mi ha dato spazio per inventarmi cose spiritose». Il Seme della Discordia punta molto sulla fisicità e avvenenza delle protagoniste femminili, portatrici di una bellezza stilizzata e affascinante che ricorda un po’ quella delle dive degli anni '60. Un duro lavoro su costumi, colori, forme del corpo e trucco. «Pappi ci ha fatto penare», confessa la protagonista Caterina Murino, «ogni inquadratura sul corpo è stata studiata al millimetro. Il film, infatti, vuole rappresentare un mondo di donne bello e perfetto esteticamente, ma disastrato interiormente». «Il suo cinema - continua - vede tutto con leggerezza, anche temi importanti, e proprio questo mi ha aiutato a calarmi nel ruolo. È merito di Pappi che sa sempre creare la giusta atmosfera sul set». Concordi con la Murino anche gli altri interpreti: «è la prima volta che lavoro con un regista che mi chiede di non essere totalmente vero», dice Alessandro Gasmann; mentre la biondissima Isabella Ferrari: «lavorare con Pappi è stato veramente strano. Con lui la superficie è interessante quanto la profondità, è la sua visione del mondo. Alla fine ho deciso di lasciarmi andare e ha guidato la mia recitazione facendole raggiungere quel grado di leggerezza e comicità necessario a un personaggio surreale come il mio». Immancabile, azzardato da qualche giornalista, il paragone con Almodòvar al quale il regista napoletano risponde: «Io con Almodòvar ci ho anche collaborato, ma lui, come Tarantino e altri, attinge al cinema nobile del passato. Io invece cerco di rielaborare un cinema più povero, di serie B, quello che mi interessa è riesaminare elementi che, in qualche modo, mi colpiscono affinché poi divengano miei». |

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