06.09.2008 - Maria Rosaria Donisi D: Quanto c’è di vero e quanto c’è di costruito nella sceneggiatura? PIPPO MEZZAPESA: In fase di sceneggiatura abbiamo lavorato a un canovaccio modellato sulla figura di Pinuccio e sui personaggi che realmente frequentano il cimitero di Mariotto. Con l’intento di equilibrare le scene, abbiamo alternato gli aspetti grotteschi e ironici con momenti di forte sospensione drammatica. Questo è il mio primo approccio al documentario. Sinora avevo lavorato solo a cortometraggi. D: Quanto piace questo film a Pinuccio? PINUCCIO LOVERO: Sto vedendo cose nuove qui a Venezia; mi chiedono addirittura gli autografi. Ma io non sono nessuno! P. M.: In realtà fino a qualche giorno fa Pinuccio diceva: «Speriamo che il film non vada bene, così me ne torno al cimitero». Non credo che si sia montato la testa. D: Come ha conosciuto Pinuccio? P. M.: Ho avuto la fortuna di nascere nel suo stesso paese, lo conosco da sempre. Ho approfondito questa conoscenza durante le riprese del cortometraggio “Zinanà”, in cui Pinuccio faceva la comparsa all’interno della banda del paese. Dal 2003 a oggi non mi ha dato tregua, voleva fare a tutti i costi un altro corto. Si è anche arrabbiato quando nel mio lavoro successivo non l’ho chiamato. Appena seppi che era finalmente diventato il custode del cimitero, mi venne voglia di raccontare questa storia bizzarra. Per Pinuccio ho avuto da subito un colpo di fulmine e ho atteso che arrivasse un' urgenza narrativa. D: La musica da funerale è comunemente utilizzata nel sud Italia; tutta la colonna sonora è particolarmente calzante in questo film. Le sue note hanno ispirato anche il montaggio? P. M.: Le melodie accompagnano tutti i momenti descrittivi. Sono orgoglioso di aver collaborato con Cesare Dell’Anna e Umberto Smerilli. Cesare ha composto la musica per i momenti bandistici, e quindi ironici, mentre Umberto si è occupato dell’accompagnamento alle parti drammatiche. Le musiche che nel film vengono attribuite a di Pinuccio, sono realmente sue? P. M.: Si, devo ancora restituirgli il CD. Me lo chiede continuamente. D: Complimenti per la coraggiosa scelta linguistica che alterna l’uso dell’italiano a momenti di dialetto stretto. Ha avuto problemi per farsi produrre? P. M.: Devo ringraziare Pachi Fanelli che non ha mai fatto il produttore, ma che da subito si è innamorato della sceneggiatura di questo film interamente giocato sull’arrivo di un morto. Poi, una volta finito il lavoro, è arrivato Gregorio Paonessa che si è occupato della post-produzione. D: Sa già se il film avrà una sua distribuzione? P. M.: Non lo so. Dura 62’, per cui ha una durata anomala. |

Dopo la proiezione la delegazione del film, accolta da calorosi applausi, si è intrattenuta in sala per parlare della loro collaborazione.
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