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Settimana della critica: Kabuli Kid


09.09.2008 - Valeria Roccella

Con una storia scritta interamente di suo pugno, Barmak Akram vuole portare lo spettatore a visitare la Kabul dei nostri giorni tra le strade polverose segnate dalle bombe, i vecchi costumi, e le nuove convenzioni sociali instaurati dopo la caduta del regime talebano.
Documentarista, rifugiato in Francia sin dall’età di 15 anni, Barmak mostra la realtà che si vive in questo periodo a Kabul, attraverso una visione oggettiva. Dalla fotografia il film dà l’idea di essere un documentario, e catapulta subito chi lo guarda all’interno della storia, man non ci riesce fino in fondo. Forse avendo vissuto quelle sensazioni Akram non è capace di trasmetterle, proprio perché conoscendole le lascia ingiustamente sottintese.
In conclusione, la pellicola è riuscita più come documentario che come film, ma considerando il fatto che si tratta di un opera prima, è un buon risultato.

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