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In Paraguay


09.09.2008 - Valeria Roccella

La famiglia McElwee decide di adottare una bambina paraguayana. Per effettuare e concludere l’adozione si recano in Paraguay, alloggiando in un hotel, per conoscere e successivamente prendere definitivamente in affidamento la piccola Mariah. La richiesta di adozione però non si conclude facilmente e i futuri genitori, insieme a loro figlio, dovranno attendere molto più del previsto. Durante la lunga attesa conosceranno e comprenderanno questo paese sudamericano tanto misterioso quanto affascinante agli occhi di una tipica famiglia nordamericana. La pellicola in questione è un vero e proprio documentario fatto in casa: regista e attore principale sono la stessa persona e tutto ciò che si vede è nient’altro che realtà. La storia? E’ come ritrovarsi a vedere un filmino di amici, al quale non puoi rifiutarti pena il rifiuto del saluto. Guardare la storia della piccola Mariah può pure far piacere; vedere i protagonisti che riprendono bambini paraguayani che chiedono l’elemosina vendendo biscotti anche, osservare loro che fanno la fila al tribunale o un giro in barca può pure starci…ma non può durare 78 minuti!!! Sintetizzando, il film mostra la famiglia McElwee che attende di concludere l’adozione in Paraguay e e che, nell’attesa, gira un po’ la città, punto. in fondo si tratta di una visione un po’ borghese, e forse anche bigotta, quella che la famiglia nordamericana dà del Sudamerica con tanto di lacrima facile, e che questo documentario sembra voglia dare e cercare. Poteva rimanere benissimo accatastato tra il dvd del loro matrimonio e quello del viaggio a Disneyworld, perché se l’intento era anche raccontare la desolazione di una città abbandonata e dimenticata dalla fortuna di sicuro questo non è avvenuto. Meglio un discovery channel o addirittura, se proprio si vuole riscaldare la sedia/divano, rivedere il filmino del matrimonio, almeno ogni tanto ci si fa qualche risata e si fa felice l’altra metà che non vedeva l’ora di un tuffo nel passato.

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