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Il Seme della Discordia


13.09.2008 - Maria Rosaria Donisi

Il nuovo film di Pappi Corsicato, inserito all’ultimo momento in concorso, affronta l’argomento dell’infertilità, e lo fa con uno sguardo divertito e privo di moralismo. Il regista affina lo stile rispetto alle prime opere (Libera, 1993 - I buchi neri, 1995 – Chimera, 2001), e cambia la sua musa. Pur non rinunciando a Iaia Forte – che in questo film appare in un ruolo marginale – sceglie una donna (Caterina Murino) la cui sensualità richiama alla mente l’attrice spagnola Carmen Maura, protagonista di moltissimi film di Almodóvar. La fotografia, dai colori accesi e vivaci, dona alla vicenda stravagante un tono surreale e allegorico. L’ossessione per i simboli fallici, conduce il regista a soffermarsi continuamente sui tacchi: che siano a spillo o zeppe, le donne de Il Seme della Discordia non compaiono mai sprovviste di scarpe all’ultima moda. Tra seni prorompenti e le lunghe camminate della protagonista, le attrazioni si rivelano fulminee, e il gioco di sguardi scandisce la sceneggiatura. Se da una parte Martina Stella si ritrova a recitare un ruolo su misura (sembra non aver abbandonato i panni de “La ragazza del Piper”), la prorompente Isabella Ferrari si scopre in un ruolo delizioso, in cui le sue curve l’aiutano a incarnare alla perfezione il personaggio di una locandiera che sforna continuamente figli e panini. Perfetta fisicamente per il ruolo, meno credibile per l’interpretazione, la Murino riesce comunque a conquistare lo schermo imponendosi prepotentemente come ispiratrice del lungometraggio. Il film diviene così un’allegoria dei giorni nostri in cui emerge il discorso dell’eterno femminino ispirato, a detta dell’autore, a La Marchesa di 0… di Heinrich von Kleist.

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