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Oasis - Dig Out Your Soul


22.09.2008 - Dario Parascandolo

Nessuna band è stata controversa negli ultimi quindici anni quanto gli Oasis: maltrattati – quando non snobbati – dalla critica musicale, ma amati e idolatrati dal proprio pubblico. I cinque di Manchester hanno dato vita a discussioni paragonabili agli interminabili dibattiti televisivi sul calcio. La verità, si sa, sta nel mezzo. Sta di fatto che Wanderwall e Supersonic sono ormai storia del rock, e i mancuniani sono oggi gli unici superstiti di un movimento da loro creato e da loro portato al successo, tirandosi dietro una miriade di band dalla popolarità momentanea e riflessa. Dig Out Your Soul, il primo disco dal divorzio con la Sony e pubblicato “in proprio” per la Big Brother, riuscirà a strappare sicuramente qualche consenso velato anche al più aspro detrattore della band, che sarà ben felice di non trovare, fra le dieci tracce che lo compongono, neanche una melodia dal forte appeal radiofonico in favore di un più accurato sviluppo del sound. Liberi da ogni vincolo con le multinazionali, gli Oasis hanno prodotto questo mix di rock, blues, psichedelìa e distorsioni, pur mantenendo invariato il loro marchio di fabbrica. L'iniziale Bag It Up mette immediatamente le carte in tavola, con il suo riff tipicamente sixties sorretto dalla marziale batteria del “figliol prodigo” Zak Starkey, su cui un irriconoscibile Liam marchia a fuoco con un'irresistibile refrain mai così profondamente rock. Se il singolo d'apertura The Shock of the Lightning è un perfetto riassunto di quindici anni di brit pop, la seconda metà del disco mostra il lato più psichedelico della band. Fra sitar, mellotron e i consueti tributi di lennoniana memoria, il piccolo Gallagher espande il proprio registro vocale dal lieve sussurro all'energica ruvidezza alcolica che da sempre lo contraddistingue, mentre Noel e Gem Archer macinano riff pescando a piene mani da Cream e Yardbirds. Poco importa se venderà qualche copia in meno, Dig Out Your Soul mostra gli Oasis più nudi e sinceri di sempre. E se nel 2008 stiamo ancora parlando di questa band, e non dei loro illustri e defunti colleghi, qualche motivo dovrà pur esserci...

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