14.07.2008 - Elena Dolcini Beat italiano. Dai capelloni a Bandiera Gialla. Questo il titolo del primo libro (edito da Castelvecchi) di Tiziano Tarli, trentenne marchigiano, ormai adottato dalla Capitale. Lo incontriamo alla presentazione del libro alla Sapienza. Il libro nasce da un'esperienza personale; da piccolo ascoltavo i 45 giri dei miei genitori, non erano dischi propriamente beat, c'erano Luigi Tenco e Gino Paoli. Così mi sono avvicinato a un certo genere di musica e la passione è cresciuta negli anni. Questo lavoro è alla sua seconda edizione, ampliata e rivisitata; ho voluto completare la mia analisi storica con chi ha vissuto in prima persona gli anni in questione e ne è entrato a far parte con la propria musica. In più il libro contiene anche un cd, un'antologia della messa beat curata da me e da Pier Paolo De Iulis. Insieme suoniamo negli "Illuminati", formazione nata già da circa un anno e che da poco "ha dato luce" al suo primo album "Prendi la chitarra e prega" (Hit Bit Records), rigorosamente in vinile. Un fenomeno, quello beat, circoscritto a livello temporale, che però continua a influenzare. Lo si può notare nelle sue derive contemporanee. Cosa ha permesso questa trasversalità? La sua bellezza e la sua comunicatività pervasiva. I ragazzi di allora, per la prima volta, scappavano di casa e uscivano in strada per concretizzare la loro piccola rivoluzione. Erano gesti di ribellione nei confronti di una società "ben pensante" e perbenista, una rivolta pacifica, ingenua nell'accezione positiva del termine, pura, che si palesava senza filtri e ipocrisie. Leggendo il libro, si comprende come il beat non fosse solo un fenomeno musicale, ma un vero e proprio modus vivendi, un fenomeno di costume che abbraccia l'intera società. Sì, è vero. L' Italia era un paese rurale, sopravvissuto al dramma della seconda guerra mondiale. È difficile per un ragazzo di oggi pensare che all'epoca anche solo portare i capelli lunghi era un atto sovversivo. Non parliamo poi di una donna che voleva esibirsi su un palco, magari in minigonna: era tacciata immediatamente di essere "una poco di buono". C'era il desiderio di sentirsi parte di un gruppo e inevitabilmente anche i segni esteriori avevano la loro importanza. La moda ha giocato un ruolo rilevante per il beat: ragazzi che mai si erano visti prima potevano riconoscersi tra loro attraverso gli abiti, la pettinatura e per fortificare così il loro senso di appartenenza. Emerge a chiare lettere un'essenza specifica, il beat come controcultura, ovvero un movimento attraverso il quale contestare la società in cui si era nati e vissuti. E' il caso specifico dell'esperienza di "Mondo Beat", un giornale creato e gestito dai capelloni milanesi. Si tratta di uno strumento che permetteva di esternare l'esigenza di una vita diversa. Milano è la città in cui si è concretizzato maggiormente questo fermento, troppo spesso osteggiato dalle istituzioni; basti pensare al fermo di Vittorio Di Russo, fondatore del movimento beat milanese, che dichiarandosi cittadino del mondo strappa il proprio passaporto. Si organizzavano le cosiddette "manifestazioni burla", dal carattere più o meno provocatorio. Il movimento, per quanto fosse politicizzato, restò sempre apartitico: i capelloni non si riconoscevano in toto in alcun schieramento e il valore a cui fare riferimento restò sempre la libertà, una libertà nel nome della quale si poteva scegliere anche l'estraneità alla società. Se si osserva la società di oggi, è amaro dover ammettere l'inesistenza di un fenomeno che solo lontanamente si possa paragonare a quello beat.. Sì, questo perché non esiste più quella purezza di cui si parlava. L'ingenuità e la voglia di esternare il proprio io e il proprio pensiero sono osteggiate dalla deriva che sta subendo il nostro modo di comunicare. I sempre più invasivi mass media creano filtri che, lungi dal mediare razionalmente i messaggi, oscurano e stagnano l'individuo nel suo pregiudizio. E' la solita questione del "molto rumore per nulla", tutto ciò porta a credere che sia in atto una vera mistificazione. Un esempio tra tutti è l'argomento della sicurezza: si ingigantisce la questione per fomentare paura e per distogliere lo sguardo del cittadino da altri argomenti su cui gravitano gli interessi dei "potenti". |

San Lorenzo, Roma. 14 luglio 2008
Autore: Tiziano Tarli
Titolo: Beat italiano. Dai capelloni a Bandiera Gialla (II edizione riveduta e ampliata + cd)
Editore: Castelvecchi
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 290
Prezzo: 24,00 Euro
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