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L’uomo Che Ama


24.10.2008 - Giulia Dalla Negra

L’Uomo Che Ama dà vita sul grande schermo a un’originale rappresentazione del sentimento dell’amore, proponendosi come indagine ed espressione della sfera emotiva maschile.
Maria Sole Tognazzi (regista e sceneggiatrice del film) sceglie di costruire un racconto senza retorica, un testo filmico in grado di rispecchiare le dinamiche relazionali della vita reale. Sceglie di mostrare il dolore di un uomo per un amore finito, oltrepassando la comune convinzione che vede la sofferenza amorosa coniugata esclusivamente al femminile. Lo spettatore si trova di fronte a figure dai tratti intimamente realistici, e a una storia poco “sentimentale” ma che tratta di sentimenti in modo diretto, a tratti sfacciato. Roberto, il protagonista della vicenda (interpretato magistralmente da Pierfrancesco Favino), non è né un personaggio irrisolto, incapace di assumersi le proprie responsabilità, né un eroe senza debolezze, ma un uomo “normale” che si trova ad affrontare il peso di un’esperienza finita e la paura per una vita nuova.


Non sono però soltanto le figure maschili a essere descritte in modo diverso; anche le donne infatti vengono in un certo senso spogliate dei cliché che il cinema spesso cuce loro addosso.
Alba (Monica Bellucci) è una donna bellissima, affermata sul lavoro e con il forte desiderio di crearsi una famiglia. Una donna ordinaria. Ambiziosa e affascinante. Potrebbe avere tutto dalla vita, eppure si ritrova a dover andare avanti da sola con le proprie forze quando il suo compagno le dice di non amarla più.
Sara (Ksenia Rappoport) lavora come vicedirettrice in un albergo di lusso, si è appena lasciata alle spalle Milano e una storia d’amore che non le dava serenità. È un personaggio indipendente e cosciente di sé. Una donna che sa trovare il coraggio di guardare negli occhi il proprio uomo mentre gli spiega che lo sta lasciando perché non corrisponde la profondità dei suoi sentimenti. Scena dopo scena prende forma un mosaico complesso di emozioni, un’esplorazione di due diversi tipi di sofferenza amorosa, quella causata e quella subita. Difficile per lo spettatore non ritrovare sé stesso nella rappresentazione di queste emozioni. Difficile non chiedersi quanta consapevolezza del dolore resti a far parte di noi.
Solo attraverso la consapevolezza e l’accettazione del dolore ci si scopre capaci di andare avanti e di innamorarsi di nuovo. Nella vita si ama, si smette di amare e si ama ancora. Amore come rischio. Come possibilità di mettersi nelle mani di un’altra persona.

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