articolo

Un Gioco Da Ragazze


08.11.2008 - Maria Rosaria Donisi

Lo shopping compulsivo, apparire (e mai essere), l'anoressia, un pizzico di bulimia, il bullismo al femminile, la fretta di crescere, il sesso precoce, la droga, la violenza, la seduzione, le feste, l'alcol, i genitori, la scuola e you tube. Tutto questo è Un gioco da ragazze, un mix di tanti temi (troppi) che mescolati danno vita a un lungometraggio che vuole portare a galla il lato oscuro dell'adolescenza.
Primo comandamento: Non avrai altro Dio all'infuori di me; secondo comandamento: non commettere atti impuri, a meno che tu non ne abbia voglia. Le misure perfette? 80 – 62 – 90, come quelle di Kate Moss.
Sono davvero questi i pensieri delle ragazze di oggi? Può darsi, ma perché mai non focalizzarsi su un solo aspetto dell'adolescenza? Già, perché il mixer di Matteo Rovere appare fuorviante: strizza l'occhio a troppe tematiche e finisce per non portare a galla il reale mondo dei giovani d'oggi. Il tentativo di sfociare in un noir trascina la trama a perdere di vista le reali problematiche odierne. Oggi le teenager sono spudorate, il bullismo prende piede anche al femminile, le droghe sono considerate un'alternativa irrinunciabile e l'anoressia dilaga. Così le tre protagoniste del film (tanto belle quanto fredde e distaccate) cominciano a sviluppare una forte tendenza verso la violenza. Se vedono un film in cui una ragazza viene violentata, non si sconvolgono affatto. E poi c'è Elena, la spregiudicata leader del gruppo, il cui personaggio dovrebbe avere degli occhi magnetici, catalizzanti, ma il candore dell'attrice (Chiara Chiti e le altre due protagoniste sono alla loro prima esperienza sul set) la porta ad apparire troppo innaturale. Ovviamente in un contesto così centrato sui ragazzi agli adulti spetta un ruolo marginale. Solo il Prof. di Italiano (Filippo Nigro) riesce ad invadere la vita delle tre giovani. Mario Landi è un utopista, un uomo talmente dedito alla sua professione tanto da essersi fatto cacciare dall'altro istituto dove insegnava (per un misterioso motivo che, ahimè, non conosceremo). Egli è convinto di poter ricavare a tutti i costi qualcosa di buono da Chiara e finirà per imbattersi nel suo gioco cattivo e malizioso. L'opera prima di Matteo Rovere, tratta dall'omonimo romanzo di Andrea Cotti, con il contributo alla sceneggiatura di Teresa Ciabatti (avvezza al mondo dei giovani dopo aver firmato il copione di Tre metri sopra il cielo) è stato vietato ai minori di 18 anni, creando così un grosso polverone ancor prima del suo debutto al Festival del Cinema di Roma. Il fatto che i personaggi di Elena, Alice e Michela non abbiano morale e vengano tratteggiate come delle piccole belve, pare sia diseducativo per gli adolescenti. Nel frattempo la 01 (la casa di distribuzione) ha già presentato un ricorso cercando di fare abbassare il divieto ai minori di 14 anni. Un film dunque, nonostante le crepe, destinato a far discutere.

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo

 

   

VIDEO CORRELATI- Intervista a Stefano Sarcinelli


Parte prima per Il Machete di Francesca Fiorini Lara