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The Duchess (La Duchessa)


26.10.2008 - Giulia Dalla Negra

The Duchess è tratto dal libro di Amanda Foreman Georgiana. Vita e passioni di una duchessa nell’Inghilterra del ‘700 e racconta una grande storia di altri tempi che ricalca stilemi tipici dei film in costume: amori, tradimenti e continue lotte per realizzare i propri desideri. Saul Dibb (regista e co-sceneggiatore) non si limita però a ricostruire un mondo lontano nel tempo ma introduce una componente di forte originalità: sceglie sì di realizzare un film in costume, ma narrandolo attraverso una sensibilità moderna. La pellicola è girata quasi interamente dal punto di vista di Georgiana, in modo che lo spettatore si concentri sulla storia della duchessa e sul suo cammino, riuscendo a calarsi nell’atmosfera in cui viveva. La scelta di una sensibilità moderna che investa l’impianto formale del film si traduce in questo caso in un lavoro di sottrazione costante che permette di trasformare un mondo irreale in una dimensione attuale e concreta. Dibb libera il film da tutti gli strati che, a livello espressivo, possono distrarre lo spettatore; linguaggio, scene, costumi e trucchi vengono utilizzati in modo da rappresentare con semplicità persone coinvolte in relazioni complesse. Da non sottovalutare anche il frequente uso di primi piani, per restituire i moti dell’animo della duchessa. Buona la caratterizzazione dei personaggi principali, studiata con l’intento di far emergere la difficoltà dei rapporti che anima la vicenda.
La duchessa è una figura di grande spessore e identità, è una donna intelligente, impegnata sul fronte socio-politico ma è anche una giocatrice compulsiva che sperpera gran parte del patrimonio. É piena di contraddizioni ed è esattamente questo a renderla interessante. Il duca è rappresentato come un uomo anaffettivo, ma è soprattutto figlio del suo tempo, il prodotto di alcuni valori che bisogna riuscire a decifrare. Bess si presenta come una persona calcolatrice da una lato, mentre dall’altro appare come una figura tormentata che cerca di sopravvivere in una società ostile alle donne.
I co-protagonisti hanno caratteri meno definiti, contribuendo così a rendere evidente la complessità della relazione tra il duca e la duchessa.
É davvero un peccato che scelte registiche efficaci come quelle appena descritte vengano penalizzate da una sceneggiatura scontata e banale. Lo spettatore deve fare i conti con una struttura narrativa canonica: dal marito dispotico alla moglie succube, dalla madre insensibile all’amante senza scrupoli con nobili motivazioni.
Fin troppo nota la storia che ripropone ancora una volta sul grande schermo la vita di un personaggio celebre e affascinante, ma profondamente infelice.
Sarebbe stato utile, nel processo di adattamento cinematografico, aggiungere qualche elemento di novità.

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