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Good


27.10.2008 - Valentina Iuffrida

John Halder (Viggo Mortensen) è docente di letteratura presso l'Università di Berlino: siamo nel 1933 e il professore viene convocato dalla cancelleria di Hitler perché scriva un saggio sulla morte indotta. Nella sua vita di mite insegnante amante di Proust, John conosce bene il dolore e la difficoltà di accudire chi soffre: sua madre (Gemma Jones) è affetta da demenza senile, e sua moglie Helen da nevrosi (Anastasia Hille). John ha anche un amico ebreo: Maurice (Jason Isaacs). Nel momento in cui entra in contatto con il partito nazista la sua vita cambia radicalmente.
Presentato in concorso al Festival Internazionale del film di Roma, Good di Vicente Amorim, è un film che, forte dell'interpretazione di Mortensen (intensa e senza sbavature) non ha la pretesa di spiegare o ricostruire un momento storico assurdo, folle e disumano. La pellicola vuole solo raccontare la storia di quest’uomo che, come tanti, sottovaluta il Fuhrer e quello che l’ideologia nazista avrebbe portato. John intreccia una relazione con Anne (Jodie Whittaker), una sua studentessa molto determinata per la quale lascerà la moglie e i due figli. Anne, bella, bionda, ariana, diventerà un elemento determinante per la sua ascesa ai vertici delle SS. Un lavoro importante, una posizione di prestigio, tanti privilegi e una vita confortevole. Così John si lascia accecare. Buono il lavoro di Wrathall che riadatta il romanzo di C. P. Taylor mirando a sottolineare l’incapacità e la cecità di Halder, il suo essere una brava persona che però non vuole vedere, che sente le ombre agitarsi interiormente e le ricaccia dentro. Amorim sceglie bene anche il cast: Gemma Jones è sempre un’ attrice straordinaria, e Jason Isaacs, nella sua toccante interpretazione di Maurice, riesce perfettamente a rappresentare la paura e l’incredulità di chi improvvisamente vede il suo paese e il suo migliore amico diventare ostile. Con dolore e sgomento, ma con grande dignità, cerca di capire e far capire, poi si rassegna, e si rende conto che non è rimasto altro da fare che supplicare per sopravvivere.

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