articolo

Racconti d'amore e di guerra


16.01.2009 - Giulia Dalla Negra

Quanto mi sarebbe piaciuto padroneggiare l’arte del bozzetto, perché in stato  d'incoscienza molte facce diventano incredibilmente interessanti. Alcune diventano dure e risolute, ed evidentemente gli uomini sognavano la guerra, perché davano ordini, si lamentavano delle ferite o imprecavano energicamente contro i ribelli; altre diventavano tristi e incommensurabilmente dolenti, come se la sofferenza sopportata in silenzio tutto il giorno adesso si prendesse la rivincita e tradisse quel che l’orgoglio maschile era riuscito a nascondere tanto bene.



Attraverso le parole della giovane Periwinkle prende forma in modo deciso l’intenzione narrativa dell’autrice: raccontare la guerra civile americana facendo riferimento alla propria esperienza di infermiera in un ospedale militare nel 1862 e ricostruendo quegli anni in una prospettiva insolita, fatta di ironia, desiderio e libertà di pensiero.
Racconti d’amore e di guerra (per la prima volta in edizione italiana) affranca la figura di Louisa May Alcott dallo stereotipo del romanzo educativo che privilegia l’abnegazione e lo spirito di sacrificio femminile, in cui lo straordinario successo di Piccole donne l’ha rinchiusa per anni.
Il volume (curato da Sara Antonelli) raccoglie oltre ai Bozzetti di vita ospedaliera, due brevi racconti: Il mio contrabbando o dei due fratelli e M.L., una storia d’amore tra una donna bianca e un uomo nero. Progressivamente, nel corso delle tre narrazioni, emerge l’animo complesso di un’autrice capace di affrontare i grandi temi del suo tempo, ma fortemente ostacolata da principi come l’accettabilità e il conformismo, radicati nella società a cui appartiene. I Bozzetti di vita ospedaliera sono, originariamente, dei piccoli resoconti in prima persona, lettere scritte a parenti e amici, ma quando Redpath (editore di Boston) decide di pubblicarli, è costretto ad affidare la narrazione a una voce extradiegetica, in modo da assimilare il libro di Alcott al genere della letteratura di viaggio, diffuso e praticato tra le donne di fine ottocento. M.L. invece viene inizialmente giudicato inadatto da The Atlantic Monthly e pubblicato a puntate su The Commonwealth soltanto tre anni dopo.
L’aspetto davvero interessante è che nonostante le evidenti difficoltà, Alcott riesce a denunciare una realtà disgregata: la sua infermiera viaggia in treni affollati, ha a che fare con una burocrazia priva di senso, vede il Senato ridotto a un ritrovo di indisciplinati e i simboli della Nazione gettati nel fango. E ancora: prende servizio in un ospedale ribattezzato Casa del Caos e cerca a suo modo di caldeggiare la diserzione.
I due racconti finali sono caratterizzati da erotismo e sensualità mai resi espliciti, ma costantemente accennati. Se in Il mio contrabbando (nero non più schiavo, ma non ancora uomo libero) la protagonista trasforma l’attrazione per un ragazzo in un’esperienza edificante e patriottica, in M.L. la giovane Claudia si innamora di un uomo mulatto senza conoscere il suo passato di ex schiavo che si nasconde dietro presunte origini spagnole, accettando di sposarlo anche quando scopre la verità.
Racconti d’amore e di guerra ricostruisce pagina dopo pagina storie di donne dalla grande forza di volontà, donne in grado di agire, prendere decisioni e scegliere sia per gli altri che per sé stesse. Che si tratti di infermiere costrette a reprimere sentimenti inadeguati o di personaggi freddi e controllati, ognuna di loro sa perfettamente come costruire il proprio destino e influenzare quello altrui.
Da non sottovalutare infine la varietà dello stile dell’autrice: dai bozzetti che richiamano la scrittura di Charles Dickens, sia nelle espressioni utilizzate che nella caratterizzazione dei personaggi, ai racconti che adottano le atmosfere cupe e misteriose dei romanzi di Charlotte Brontë.

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo