articolo

Imago Mortis


17.01.2009 - Cristian Tafani

Imago Mortis ha il potere di far rivivere i fantasmi di un cinema praticamente estinto in Italia.
Tramite una fitta rete di riferimenti e citazioni il film riporta a galla i mostri e le paure dell’espressionismo tedesco, del cinema targato Hammer, fino ad arrivare al filone gotico italiano degli anni Sessanta, rappresentato con dignità dal grande autore/artigiano Mario Bava.
Si strizza l’occhio anche alle opere di Dario Argento e di Pupi Avati, le cui ultime incursioni nel genere hanno deluso le speranze di riportare in auge l’horror italiano. Così il film di esordio di Stefano Bessoni (già autore di Frammenti di scienze inesatte, pellicola mai distribuita nelle sale) si fa portavoce e alfiere di un'auspicata rinascita del cinema gotico, avendo tutte le carte in regola per riuscirci. Tecnicamente perfetto, non sfigura affatto al confronto con le super-produzioni hollywoodiane. La fotografia, insieme alle inquietanti scenografie, crea splendide atmosfere fiabesche e visioni spettrali, dando corpo ad un mondo grottesco e macabro, dominato da un continuo senso di morte incombente. Il montaggio diventa serrato nei punti di maggiore tensione inchiodando lo spettatore alla poltrona, e la colonna sonora, ora minacciosa, ora sognante, accompagna magistralmente le immagini. Gli attori si calano perfettamente nella parte dei vari freaks che popolano il piccolo universo della scuola Murnau, mentre i riferimenti al cinema, alle fiabe e alla mitologia si susseguono arricchendo la narrazione.
I piani della realtà e della fantasia vengono continuamente manipolati facendoci identificare nel sempre crescente stato di paranoia e allucinazione di cui è vittima il protagonista. Tuttavia i clichè della ghost story tradizionale vengono comunque calcati, facendo diventare alcune svolte scontate, mentre alcuni momenti di terrore vengono affidati con troppa fiducia alla sola efficacia del make-up e della colonna sonora. L’originalità dell’universo messo in scena dal regista si appiattisce di fronte alle esigenze commerciali di presentare un film che possa soddisfare più pubblico possibile, ripercorrendo la facile strada già affrontata con successo dalla New wave horror spagnola con opere come La spina del diavolo di Guillermo del Toro o Fragile di Jaume Balaguerò (non a caso il co-sceneggiatore Luis Alejandro Berdejo è anche lo sceneggiatore dell’acclamato [REC]).
Purtroppo (o fortunatamente) non si ha affatto l’impressione di guardare un film italiano, ma se questa internazionalizzazione è il prezzo da pagare per veder rifiorire il cinema di genere in Italia, allora auspichiamo a una proliferazione di questo tipo di pellicole.
Stefano Bessoni ha spianato la via. Non resta che sperare che altri come lui la seguano e portino altri elementi di innovazione.
 

TRAILER

 

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo

 

   

VIDEO CORRELATI- Intervista a Stefano Sarcinelli


Parte prima per Il Machete di Francesca Fiorini Lara