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Amleto


20.01.2009 - Marco Boccia

Ieri sera al Teatro Diana di Napoli il pubblico è giunto pronto per gustare le capacità attoriali di Alessandro Preziosi, curioso di vedere come avrebbe sostenuto la parte di Amleto che, come tutti sanno, è personaggio difficile da gestire. Fedeli all’insegnamento baconiano (Se l'uomo vuole cominciare con certezze, allora finirà con dei dubbi; ma se sarà contento di cominciare con dei dubbi, allora finirà con certezze), dubbiosi, ma attenti abbiamo atteso la certa ricompensa.
Il problema è che mai, lungo le quasi tre ore di spettacolo, si è visto un grande attore.
Alla fine si è avuta la certezza che il buon Preziosi non ha il piglio, la forza scenica, l’ardore, l’impostazione vocale e la mimica giusta (spesso troppo caricaturale) per affrontare certi personaggi. Non si vuole qui affermare che non sia un buon attore, lo è certamente, particolarmente per quel prodotto televisivo che va sotto il nome di fiction, ma ancora non è pronto per affrontare un personaggio articolato e dalle mille sfaccettature quale il principe di Danimarca. Non a caso nella storia del teatro Amleto è quasi sempre stato rappresentato da attori di lungo corso, da navigati frequentatori del palcoscenico, da gente che respirava la polvere delle tavole da anni. Insomma quasi un punto di arrivo. Non bisogna però gettare la croce addosso al solo Preziosi. In generale ci è sembrato tutto il cast mal diretto da Pugliese, fatta eccezione per Il Polonio di Ugo Maria Morosi che ben si cala nei panni del ciambellano erudito, sterile e pedante, che fa della retorica un artificioso espediente autocelebrante.
Certamente sono da evidenziare le belle scelte scenografiche di Andrea Taddei, grigie quasi a sottolineare la confusione del protagonista, scenografie che, insieme alle luci curate da Valerio Tiberi, risultano molto funzionali nel rendere l’atmosfera onirica della messa in scena.
Più di ogni altra cosa vanno evidenziate le scelte musicali con una funzione di accompagnamento quasi cinematografica, scelte curate da quel gruppo meraviglioso che sono i Massive Attack coadiuvati da Zero-P. M., gruppo elettronico della scena nazionale.
In sintesi uno spettacolo ambizioso ma incapace di far vibrare le corde giuste.

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