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Io c'ero


30.01.2009 - Dario Parascandolo

«Sono un vecchio cronista, testimone di tanti fatti. Alcuni anche terribili. E il mio pensiero va ai colleghi inviati speciali che non sono ritornati dal servizio, e a quelli che speciali non erano, ma rischiavano la vita per raccontare agli altri le pagine tristi della storia.
I protagonisti per me sono ancora i fatti, quelli che hanno segnato una generazione».
 

Queste parole furono pronunciate da Enzo Biagi nell'aprile del 2007 in occasione del suo ritorno in televisione con la trasmissione RT-rotocalco televisivo, dopo ben cinque anni di esilio dovuto al discusso "editto bulgaro" che allontanò il giornalista bolognese, Michele Santoro e Daniele Luttazzi dagli schermi televisivi. Queste stesse parole concludono un libro emozionante, dall'eloquente titolo Io c'ero, a cura di Loris Mazzetti, che raccoglie un ingente numero di articoli scritti da Biagi fra il 1940 e il 2007, suddivisi in capitoli decennali.
Loris Mazzetti ha selezionato gli articoli più significativi del suo maestro, con cui ha lavorato a braccetto in Rai per oltre dieci anni, consegnando al lettore le parole di uno dei più attenti e significativi testimoni (e, talvolta, anche protagonista), della seconda metà dello secolo scorso.
Scomparso poco più di un anno fa all'età di 87 anni, Enzo Biagi, durante la sua carriera editoriale e televisiva (come dimenticare la trasmissione Il Fatto, striscia televisiva record di ascolti nella storia della televisione?), ha raccontato l'Italia con coerente libertà e indipendenza intellettuale e morale, rivelando e ricercando la verità, difendendo ben oltre l'immaginabile la libertà di espressione. A partire dal 1940, quando fu assunto dal Carlino Sera come estensore di notizie, fino alle grandi interviste a Pasolini, alla sorella di Giovanni Falcone, a un Berlusconi in costante espansione economica, sino all'imperdibile “conversazione” con Roberto Benigni, che provocherà l'ingloriosa reazione del governo di Centrodestra, appoggiata dall'ingratitudine dei vertici della Rai nel 2001.
Le pagine di Io c'ero sono pagine di storia italiana, molte delle quali seppellite dallo scorrere del tempo ma che indubbiamente meritano di riemergere grazie alla penna di Biagi. Pagine di speranza all'indomani dalla Seconda Guerra Mondiale, pagine impotenti e inermi di fronte all'inondazione del Polesine del 1951, pagine macchiate dal sangue delle vittime del terrorismo politico, pagine nere delle ultime guerre in Iraq e in Kosovo.
Fra i momenti assolutamente imperdibili è sicuramente degna di nota la censurata intervista a Pier Paolo Pasolini (trasmessa postuma nel 1975), in cui il regista racconta con laica,e atea disillusione la sua totale sfiducia nei confronti della propria epoca: «Per me il Vangelo è una grandissima opera di pensiero che non consola. Che farcene della consolazione? Consolazione è una parola come speranza.»
Dalle rivelazioni del brigatista Patrizio Peci all'intervista ad Adriana Faranda vengono ricostruiti gli ultimi momenti di vita di Aldo Moro, mentre un' aspra critica descrive il primo “reality” mediatico della storia, ovvero la Guerra del Golfo del 1991.
La storia professionale di Enzo Biagi è la storia del nostro Paese e della nostra epoca, e Io c'ero rappresenta un' imperdibile occasione per riviverla e mantenerne intatta la memoria.
 

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