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Travis - Ode to J. Smith


24.01.2009 - Dario Parascandolo

Da qualche mese stiamo assistendo a una nuova ondata di suoni e rumori brit: ai vari Oasis, Coldplay, Verve e Primal Scream ecco che rifanno capolino i redivivi Travis, che persino i cultori del genere hanno lasciato scivolare nel dimenticatoio negli ultimi anni, complici anche un paio di dischi fiacchi e per nulla all’altezza dei lavori che li hanno resi celebri. Il loro suono semiacustico, a tratti onirico e carico di fortissime melodie, era diventato un banale ripetersi di forme e schemi in maniera stanca e poco credibile. Tuttavia, Ode to J. Smith è un timido tentativo di rinfrescare il sound, riuscito soltanto in piccola parte, e, purtroppo, soltanto nelle intenzioni.
L’iniziale Chinese Blues scopre immediatamente tutte le carte, sciorinando un andamento ruvidamente rock che fa il verso ai fratelli Gallagher, con una marziale sezione ritmica che sorregge un piano centrale e una chitarra rumorosa quanto basta. La voce di Healy ricama una melodia all’altezza delle ambizioni, ritrovando il vigore che sembrava andato perduto negli ultimi anni. La seguente J. Smith rimescola nuovamente tutte le carte, con il suo incedere che paga il suo tributo ai Police prima del singolo d’apertura Something Anything, ovvero tutto ciò che mai ci saremmo aspettati, e mai avremmo desiderato, dalla band britannica: riff centrale su cui si appoggia una semplice melodia prima di un solo chitarristico old-style banale e inutile. Il disco cambia decisamente rotta nella zona centrale percorrendo strade già battute dai Travis, che ci riportano indietro negli anni rispolverando le loro tipiche ballate romantiche, riproposte qui in maniera scialba e priva della minima ispirazione.
Ciò che assolutamente impedisce a queste tracce di emergere è la quasi totale mancanza di idee valide, di melodie vincenti, che in fondo sono state l’unica vera arma della band nei suoi anni migliori. Si distinguono soltanto le conclusive Song to Self e Before You Were Young, gli unici pezzi realmente degni di un passato che, a malincuore, difficilmente tornerà. Ma di certo non possono bastare a risollevare le sorti di un disco senza una direzione precisa e, soprattutto, senza canzoni realmente memorabili.
 

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