24.01.2009 - Dario Parascandolo Li avevamo lasciati sul palco di Sanremo nel 2006 con la bellissima Non dimentico più, che purtroppo, a dispetto del titolo, fu dimenticata troppo in fretta, complice anche una prova non del tutto brillante sul palco dell'Ariston. Ma, si sa, le realtà che nascono per semplice vocazione artistica non sempre riescono a uscire indenni dal grande baraccone mediatico dei festival dei milioni. In un momento storico confuso, in cui il rock peraltro non gode di ottima salute, i Deasonika, fortunatamente, non sbagliano il colpo del terzo album.
La band prodotta dall'indipendente Edel è tornata in grande stile nell'underground che l'ha partorita, pubblicando una versione doppia dell'album contenente il DVD del film Dovunque adesso del regista e movie-maker Simone Covini, che si è avvalso dei Deasonika per la colonna sonora. E le tredici pose a cui fa riferimento il titolo dell'album altro non sono che i tredici scatti della fotografa Alice Pedroletti che accompagnano il booklet del CD, uno per ogni brano. Un'opera fotografica che vuol trasporre il suono in emozioni visive.
Se la sostanza delle tredici tracce non brilla per originalità (troppo facile il confronto con i romani e “sanremesi” Velvet), ciò che colpisce è la maturità delle composizioni, arricchite da una produzione artistica del chitarrista Marco Trentacoste (già all'attivo con Le Vibrazioni) finalmente degna del suo nome. Il primo singolo Viole si segnala per la dolcezza di un testo perfettamente incastonato in una melodia di chiara matrice Deasonika. Stesso discorso per La stanza brucia, che fa il verso agli U2 più epici, mentre Song X è un omaggio alle realtà indie che li ha visti nascere all'inizio dei 2000. Trascurando episodi poco felici come la finto-gotica Thank you, si giunge nel finale a Gregorian, vera perla dell'album. Una traccia dall'alto contenuto visionario e onirico, claustrofobica e marziale, in cui le contorsioni chitarristiche di Trentacoste sorreggono il falsetto di Massimiliano Zanotti, mai così ispirato ed evocativo, mentre declama forse il vero manifesto concettuale di Tredicipose. «La musica è pronta per l'ultimo ballo, noi finiremo danzando».
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