26.01.2009 - Maria Rosaria Donisi Roma - Venerdi 16 Gennaio 2009, alle ore 18.30, il Centro Femminista Separatista in via S. Francesco di Sales 1/b, ha ospitato la giornalista Vincenza Tomaselli in occasione della pubblicazione della sua opera d’esordio.
L’evento, aperto a sole donne, ha presentato La voce a me dovuta, un libro intimista dal registro epistolare in cui una Contessa e una Cortigiana si sfiorano, s’incontrano, si cercano e si rincorrono proprio come in una danza tra corpi e anime. La storia è ambientata ai giorni nostri, dunque non propone una ricostruzione temporale, così come i nomi delle due donne non delineano persone, ma personalità, status sociali. Dunque una Contessa costretta a mettere a tacere i suoi palpiti per via della posizione che occupa e una Cortigiana, provocante - provocatoria, che non teme di mettere in piazza i suoi sentimenti.
Eros,“dolceamara invincibile creatura” (Frammenti di Saffo) velato e mai volgare, ma allo stesso tempo intenso e deciso come solo poche sapienti penne sanno tratteggiare.
Un libro che evoca le Anime gitane. Lettere d’amore a Vita Sackiville-West di Violet Trefusis; paragone che non risulta azzardato se si riflette sul fatto che il libro della Trefusis in realtà è un carteggio - frammenti di un discorso amoroso - di cui non conosciamo le risposte, poiché la giovane Vita, messa al bando dallo stesso tribunale del conformismo della nostra Contessa, bruciò le lettere di Violet.
Cambiano le epoche ma le passioni, quelle vere, ardono sempre con la stessa forza e i pregiudizi talvolta sono duri a morire.
La voce a me dovuta, come la scrittrice stessa ammette, in realtà non nasce come libro, ma come una storia scritta per esigenza personale, per mettere nero su bianco sensazioni e stupori che la vita rivela e la notte custodisce. Non a caso la Tomaselli in quest’incontro delicato, ma passionale, intimo, eppure ricco di dichiarazioni fatte ad alta voce, racconta di essere amica della notte e di concepire la scrittura come un’urgenza. Solo in un secondo momento il testo ha preso le sembianze di un libro, dopo aver vinto un concorso per giovani scrittori indetto da Il Corriere della Sera.
Sicuramente nello scrivere il testo l'autrice ha vissuto quel processo d'identificazione che percorre tutta la fase di gestazione dell’opera. Vincenza ha confessato che durante la fase di composizione si sentiva molto più vicino alla Contessa, mentre oggi non si sente vicina a nessuna delle due donne.
Le riconosce come sue creature, frutto della sua immaginazione, del suo amore, del suo pensiero, di ogni suo movimento, ma null’altro.
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