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Le Conversazioni di Anna K


26.01.2009 - Teresa Brancia

Ha debuttato al Teatro Eliseo lo spettacolo Le conversazioni di Anna K., interessante pièce con la regia di Ugo Chiti, liberamente ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka. 
Il testo ha vinto la quarantesima edizione dell'ambitissimo Premio Riccione, il più antico riconoscimento per la scrittura teatrale italiana contemporanea.
Il regista, con l’aiuto impagabile della splendida Giuliana Lojodice che veste i panni di Anna, propone il racconto delle disperate giornate della famiglia Samsa. Le varie vicissitudini, a cominciare dal momento stesso in cui il personaggio di Gregor si tramuta in un mostro, sono viste con gli occhi semplici delle donne pratiche, già provate dalla vita.
La scrittura scenica, di cui la principale caratteristica è un'inusuale leggerezza, si focalizza sul personaggio di Anna, donna tuttofare di casa Samsa, dotata di quella purezza di cuore tipica delle persone semplici, che non ha paura di ciò che apparentemnte sembra diverso. In una cornice scenografica semovente, che ha il pregio di mostrare in primo piano sempre un nuovo punto di vista, si avvicendano sul palcoscenico i personaggi di una storia sin troppo attuale. 
Mentre l'intera famiglia vive nell'incapacità di accettare e gestire il cambiamento, Anna, donna tenera e disincantata (probabilmente spesso inopportuna) finisce per essere per i Samsa e per Gregor, un ponte. Anna parla molto al mostro e lo racconta ai suoi cari, gli tiene compagnia e cerca di comprenderne i gusti, i bisogni e le difficoltà; lo rende parte della vita che continua dietro la porta chiusa della stanza nella quale vive rinchiuso. Lo difende dagli intrusi che non possono capire la sua delicata sostanza. Anna ride e piange con lui. Affronta il dolore e la diversità con il sorriso, senza abbandonare il posto di comando.
Le Metamorosi riscritte da Chiti portano dunque alla ribalta quelle figure marginali, inaccettate ancore di salvezza, capaci di risolvere problemi e ridare speranza a un mondo che ha come unica prerogativa l’impossibile perfezione e non accetta la normale diversità.

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