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Defiance


26.01.2009 - Teresa Brancia

Non so se capita anche a voi di rimuginare su cosa avreste fatto se foste nati in un posto o in un tempo diverso. Io me lo domando spesso. Come avrei agito, per esempio, se fossi stata una donna ebrea agli inizi degli anni quaranta in Italia? La mia risposta d’impulso, senza conoscere la paura che ha provato chi quei momenti li ha vissuti è: ”Avrei lottato per vivere libera ”. In questi giorni per la prima volta mi accorgo finalmente, che di questo tema si chiacchiera ovunque, e probabilmente il merito di tante chiacchiere, è del nuovo film diretto da Edward Zwick, Defiance, nelle sale da alcuni giorni.
Potenza del cinema, potenza di Hollywood. Il film, tratto da una storia realmente accaduta, è ambientato nella foresta di Nalibocka, Bielorussia. Racconta la resistenza di un gruppo di ebrei polacchi che, nell’estate del 1941, guidati dai fratelli Bielski (interpretati da Daniel Graig, Jamie Bell, Liev Schreiber), osarono contro il potentissimo nemico tedesco e sfidarono l’inverno russo, combattendo come una brigata partigiana  talvolta affiancando anche l’Armata Rossa. Il regista ci mette spesso di fronte alle difficoltà che i nostri eroi incontrarono per imporsi di sopravvivere da giusti, rabbiosi si, ma senza ridursi alla stregua degli animali. Defiance è un bel film d’azione, che ci propina la guerra e i suoi rumori assordanti in primo piano, molti morti e del sangue. Ma anche la forza dell’umanità e la disperazione del dover essere temerari per guidare un popolo in cammino verso la vita, proprio nel momento in cui intorno si consumava la cancellazione quasi totale del popolo ebreo. Sicuri che le acque non si sarebbero aperte al loro comando per consentirgli di attraversare la palude per fuggire dai bombardamenti aerei, Tuvia e Asael Bielski scoprirono il coraggio e, in fondo al cammino, il significato profondo della fratellanza. Milleduecento persone sopravvissero a ben tre anni di resistenza, un miracolo, evidentemente irraccontabile fino a oggi.

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