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Il Gioco di Adam


28.01.2009 - Valentina Iuffrida

Adam e Stella: si amano, si odiano, si combattono e poi si amano ancora.
Nello spazio raccolto della sala Gassman del Teatro dell’ Orologio di Roma, va in scena Il Gioco di Adam, scritto e diretto da Eduardo Fiorito. Uno spettacolo vietato ai minori di 18 anni per via di pantomime sessuali per nulla velate, e di un testo esplicito scritto molto bene.
Il dialogo è serrato, fatto di botta e risposta, ironico e graffiante, cattivo, scorretto e appassionato. Come i due protagonisti, Adam e Stella, che si muovono in una scena colorata dai toni dell’arancio e del fucsia, intima, fatta di oggetti quotidiani: le foto, i biscotti, i libri. Riempiendola interamente con gesti, lotte, urla liti e muovendosi da una parte all’altra dello spazio scenico, disegnano tutta la vita passata insieme, raccontano la difficoltà di avvicinarsi e poi lasciarsi andare, fidarsi e capirsi, di cambiare e accettarsi. Geloso Adam, paranoico, a tratti monotono nella sua reiterazione di una sola richiesta: la verità. Inafferrabile Stella: una gatta sfuggente che mente per abitudine, eccetto sul suo amore per lui. Che forse non basta. Cry me a River canta Ella Fitzgerald, regalando un momento di pace a un rapporto che cerca di spiegarsi oltre la follia e la violenza, mentre l’amore e la passione impediscono di ragionare e gli errori del passato sottraggono la forza di credere nel futuro. Gli attori, Fabrizio Odetto e Odette Adamante, danno tutto, e così Adam e Stella si materializzano davanti ai nostri occhi. Quando però danno troppo, il gioco diventa fittizio e Adam e Stella scompaiono.
Un racconto d’amore come tanti, talvolta trascinato sul finale, che però si sporca le mani, arrivando dentro e in fondo all’intimità, facendo emergere il peggio di due amanti, la complicità della vita in due e la sofferenza della passione.

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