29.01.2009 - Marco Boccia Il significato del lavoro drammaturgico di Valentina Capone è tutto racchiuso in una sola parola: il titolo dell'opera. Una parola che rimanda a un doppio significato, a una doppia accezione, a una dicotomia necessaria e semplificatrice.
La parola Sole, come aggettivo, allude alla solitudine dell’essere umano dinanzi a certi avvenimenti della vita, talvolta talmente devastanti da mostrarsi come volontà di un potere indecifrabile, asservente, che rende impotenti. L’altro significato si materializza invece nell’elemento della natura che riscalda e favorisce la vita, che ridà la speranza.
Il lavoro della brava attrice, per anni allieva e collaboratrice del grande e mai troppo compianto Leo De Berardinis, vive e si muove su questa scissione, alimentato dalla condizione dell'isolamento e dalla necessità di favorire una rinascita. La Capone porta in scena tre donne (Ecuba, Andromaca e Etora), attuando una nuova variazione sul tema euripideo prendendo spunto da Le Troiane e da Ecuba, tutte assoggettate da un destino cinico, soggiogate dalla condizione in cui versano, che le porta da donne libere a schiave tirate a sorte dai Greci.
Il percorso drammaturgico è una spirale che tende verso l’inevitabile sciagura, in un rapporto dialettico e penetrante con la tragedia classica. La pièce dunque riesce a far convivere i motivi delle tragedie euripidee con elementi della nostra contemporaneità, talvolta ricorrendo alle musiche di Chopin e dei Radiohead, ma soprattutto inserendo un elemento dissacrante come il personaggio di Etora, amante immaginaria di Ettore, personaggio dal forte accento veneto e in bilico tra le sembianze di un trans e quelle di una prostituta.
Un andamento circolare, ma aperto, che riesce a coinvolgere il pubblico fisicamente, intimamente.
La Capone è molto brava nell’uso espressivo del proprio corpo, passando con gran disinvoltura da un personaggio all'altro, padrona di una scena spoglia ed essenziale, proprio come era solito fare il De Berardinis. L’unica nota stonata è proprio il ricorso a troppa spettacolarizzazione, a un utilizzo delle musiche e delle luci un pò esasperato, che vanno a sostituirsi troppo spesso alle parole, evidenziando qualche pecca nella fase di stesura del testo. Da vedere. |