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Australia


31.01.2009 - Valeria Roccella

«Vuoi sentire una storia?... C'è una ragazza e c'è una specie di...uomo magico...Questa storia si svolge in una... in una terra lontana».


Con questa frase, Lady Sarah Ashley (Nicole Kidman) si avvicina al piccolo Nullah (Brandon Walters), per poi canticchiare quella canzone le cui note subito ci fanno sentire nostalgia di casa.
Somewhere Over the Rainbow da quel momento diventa il tema portante della storia (piena di molti, forse troppi temi).

Baz Luhrmann, (regista per molti visionario, per altri folle-genio e per altri ancora entrambe le cose), ha impiegato ben sei mesi, e speso oltre 130,000,000 di dollari per realizzare questo kolossal. Come per ogni mega produzione che si rispetti, le aspettative sono state altissime. 
Innanzitutto perché, avendo investito ingenti somme di denaro, ci si aspetta un grande successo di pubblico. L’altro rischio è la critica, dato che ci si attende un lavoro perlomeno ben fatto.
Le molte tematiche della pellicola (amore, guerra, famiglia, discriminazione, ingiustizia, differenza di classe sociale) si mescolano, durante tre ore, per arrivare al prevedibile lieto fine, ma il tutto sembra essere non ben amalgamato.

La storia, seppur per molti un po’ smielata, è ben raccontata, e alterna ottimamente pathos e tensione.
Nicole Kidman, nel ruolo della "precisina inglese" (eccelsa in lingua originale), dà il suo meglio e non eccede o pecca in nessuna scena.
Ottima scelta per il mandriano senza nome seppur anch’egli protagonista (il bravissimo e affascinante Hugh Jackman) e per il meticcio, che recita perfettamente pur stando in silenzio grazie alla sua meravigliosa presenza scenica e al suo sguardo penetrante.
Le musiche, le fantastiche ambientazioni, la fotografia caratterizzata da una luce calda e dai colori pastello intensi, e gli impeccabili costumi di scena, ci restituiscono tutta l'emozione della storia.
Spesso però, e soprattutto all’inizio, le sequenze sembrano troncate, come se andassero da sole e non fossero collegate tra loro. Per non parlare dei pochi effetti speciali altrettanto poco curati e quasi mal fatti (es. la corsa dei cattivi a cavallo, le bombe).

Carina invece la piccola chicca iniziale, tipica del cinema di Luhrmann, di presentare i personaggi enfatizzandoli sino al caricaturale. Peccato si noti la distanza tra questo tipo di incipit e il resto della narrazione.
Per Il regista australiano “nessun posto è come casa”  e la celebrala con un film; per lo spettatore la sua "casa"  ha il sapore della favola. Convince ma non incanta.

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