articolo

Italians


04.02.2009 - Valeria Roccella

Ispirato al titolo di una famosa rubrica online del Corriere della Sera curata dal bravissimo Beppe Severgnini, Italians vuole essere (o perlomeno cerca di esserlo) una rappresentazione di come si comportano gli italiani all’estero.

Mettendo in scena solamente due storie, e non vari episodi collegati fra loro come nei suoi due film precedenti, Giovanni Veronesi (Il Barbiere di Rio, Che ne sarà di noi e Manuale d’Amore 1 e 2) crea macchiette di noi stessi senza riuscire davvero a far riflettere.
L’immagine un po’ troppo stereotipata, soprattutto all'estero, dell'italiano medio Veronesi la conferma precisando però che la medaglia ha sempre due facce: scaltri e caciaroni sì, ma magnanimi.

Proprio quell’ ”italiano, brava gente” che non solo strizza l’occhio al dimenticato, e ormai impolverato, vecchio film di Giuseppe De Santis ma soprattutto rievoca quella infinita e pittoresca galleria di personaggi a cui hanno prestato il volto grandi attori quali Sordi, Manfredi e l’istrionico Gassman.

Purtroppo il livello è differente.
Nonostante bravi attori (Castellitto e Verdone) e inaspettate buone performance (Scamarcio e Bandiera), la pellicola rischia di passare facilmente, e più velocemente di una Ferrari, nel dimenticatoio.
Sergio Castellitto sembra un po’ spento, suo malgrado, in quel ruolo da ladrone che diventa “eroe”.

Il primo episodio, nonostante un finale stranamente a sorpresa, convince meno del secondo, in cui un esilarante Dario Bandiera (probabilmente il migliore) e il sempre simpatico Carlo Verdone la fanno da padroni.
Strano quindi leggere durante i titoli di testa che questo film sia riconosciuto come d'interesse culturale nazionale dalla Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano.
Convincente la regia di Giovanni Veronesi, capace di restituire la magia dei luoghi in cui sono ambientate le storie e l'emozione delle avventura che vivono i personaggi.

Questo per ricordare con vena malinconica che tutto intorno a noi è "Meraviglioso" (come dice la famosa e reinterpretata canzone di Modugno, tema portante del film) e che comunque tra spaghetti, pizze, Ferrari e mandolini l’italiano mantiene sempre il proprio modo di pensare e di essere bonaccione.
Convincente l’immagine finale che ci viene mostrata: un’Italia fatta di stracci, scarpe e vestiti, ognuno dei pezzi col proprio dialetto e le proprie usanze. Forse però un’Italia le cui pezze dovrebbero essere rispolverate e ravvivate.

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo

 

   

VIDEO CORRELATI- Intervista a Stefano Sarcinelli


Parte prima per Il Machete di Francesca Fiorini Lara