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Il Dubbio


06.02.2009 - Giulia Dalla Negra

Dopo due anni di repliche in giro per l’Italia, torna sulle scene, al teatro Valle di Roma, Il dubbio di John Patrick Shanley (vincitore nel 2005 del premio Pulitzer), con Stefano Accorsi e Lucilla Morlacchi e per la regia di Sergio Castellitto.
Lo spettacolo è ambientato a Brooklyn nel 1964, tra le mura di una scuola parrocchiale. Sono anni difficili per l’America, anni in cui l’assassinio di Kennedy sembra aver compromesso il senso di sicurezza nazionale e il Concilio Vaticano II ridefinito i rapporti tra clero e fedeli. È sullo sfondo di questo contesto che prende forma la storia di Padre Flyn, un giovane prete accusato dalla direttrice della scuola, Suor Aloysia, di abusare sessualmente di un alunno dodicenne di colore. Un’accusa dal peso indefinibile, mai comprovata e soltanto immaginata, un’insinuazione che dà vita all’intera vicenda, trasportando, sin dalle prime scene, attori e spettatori in una dimensione conflittuale. 

Lo schema oppositivo proposto è solo apparentemente semplice: una suora contro un prete, presunta verità contro eventuale menzogna. Ma c’è di più. Il testo di Shanley e il lavoro di regia di Castellitto nascondono e svelano allo stesso tempo un livello di riflessione più complesso.
Suor Aloysia e Padre Flyn sono, su un piano ideologico, i due poli opposti della messa in scena; la loro diversità è strutturale e preesiste all’accusa che mette in moto il dramma. Non si tratta di due personaggi che si scontrano, ma di due modi di concepire la vita talmente diversi da non riuscire a incontrarsi. Suor Aloysia è anziana, arcigna e grottescamente spaventata dagli allievi. Disprezza le tendenze gentili di chi insegna cercando di costruire un rapporto con i propri alunni.
Padre Flyn è invece un prete carismatico dai modi seducenti, che tenta di stare vicino ai proprio fedeli, come fosse parte della loro famiglia, rifiutando l’imposizione di regole desuete. Il conflitto è latente nella caratterizzazione dei personaggi, mentre l’accusa è l’espediente drammaturgico che gli permette di vivere sulla scena.

Lo spettacolo porta in sé una rilevante valenza sociologica che induce lo spettatore a riflettere su tematiche dal forte richiamo all’attualità, come gli atti di pedofilia negli ambienti ecclesiastici o come la maldicenza e il pregiudizio impiegati per distruggere la vita di un uomo.
La regia di Castellitto, allusiva e lontana da eccessi di spettacolarizzazione, mantiene viva abilmente l’ambiguità del testo. Padre Flyn, in apparenza vittima di supposizioni infondate, non si discolpa mai veramente e quando suor Aloysia inventa di essere a conoscenza di alcuni suoi trascorsi poco rosei in altre scuole, il giovane prete abbandona l’istituto senza cercare di difendersi. L’ossessione che scaturisce dal dubbio non trova risoluzione e il dubbio stesso si manifesta come un vincolo altrettanto potente della certezza. Neppure la scenografia sembra dare risposte concrete; lo spazio quasi vuoto, occupato da pochi elementi scenici, lascia libero lo spettatore di immaginare cosa possa essere successo tra le mura dell’istituto.

Peccato davvero per il finale. L’ultima scena rivela in modo esplicito ciò che è stato suggerito con discrezione per tutta la durata del dramma. Improvvisamente il sentimento passa dal piano dell’azione a quello della parola, producendo un’inevitabile quanto inaspettata caduta di stile.

LEGGI LA RECENSIONE SUL FILM IL DUBBIO DI JOHN PATRICK SHANLEY:
http://www.ilmachete.it/pagina.php?page=articolo&id=181

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