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Hellboy


12.02.2009 - Michele Annese

Il mondo cinema-fumetto è un terreno ostico e pernicioso. Il regista che si accinge a fare una trasposizione filmica di una serie comics sa per certo di andare incontro all’insindacabile giudizio dei lettori del cartaceo, pronti come siamo (mi ci metto anche io, 15 anni di lettura di fumetti di ogni genere significheranno pur qualcosa!) a sindacare qualsiasi immagine di questo ardito parallelo. Hellboy rappresenta un’anomalia, in questo mondo. Una sorta di King Kong del genere, conosciuto da tutti gli appassionati, ma mai letto con continuità, se non da pochi patiti.

Poi un giorno, nel 2004, Guillermo Del Toro salpa alla volta dell’Isola del Teschio e trova la mostruosa (artisticamente parlando, s’intende) creatura di Mike Mignola, portandola alle luci della ribalta.
Accade così che Hellboy, fumetto poco noto, diviene un film molto famoso. Inevitabile il sequel, dunque. Ma qui si impone una domanda: riuscirà il buon Del Toro a replicare il suo successo, vista la sua non certo trentennale esperienza? I botteghini dicono di sì, vedremo cosa ne penserà chi dovrà assegnare gli Oscar 2009.

A mio giudizio Hellboy The Golden Army rappresenta uno di quei rari casi in cui il successo del primo non annebbia la vista del regista, che replica in modo oculato i fasti del predecessore, senza lasciarsi prendere dalla smania di cavalcare il flusso di money in entrata. La storia avvince e convince, scivola via alternando momenti di riflessione e pura azione. Del Toro incrementa un po’ la “pixellosità” della pellicola, ma l’uso della computer grafica rimane comunque contenuto.
La musica ben s’intona all’incedere del film. La fotografia, per quel che c’è di vero, veste in modo divino la sceneggiatura. Ma quello che più di ogni altra cosa sbalordisce, ancora una volta, così come nel primo, è il giovanotto di belle speranze che interpreta il ragazzo dell’inferno.
Ron Perlman, ormai 58enne, sembra aver dimenticato come si invecchia. Salta e si batte come un perfetto Jackie Chan, senza dimenticarsi di recitare come sa quando la trama glielo impone.
Che dire? Che tu sia un lettore di fumetti oppure no…King Kong andresti a vederlo.

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