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Gli Oscar, un compromesso tra creazione artistica e successo al botteghino


16.02.2009 - Marco Boccia

Pare che il premio più ambito della storia del cinema, sia nato a cena: come si discute a tavola, non si discute da nessuna parte. La cena si tenne, tra due produttori, un attore e un regista. Tutti ospiti di Louis B. Mayer l'incontrastato e dispotico capo del più celebre Studio hollywoodiano, la Metro Goldwyn Mayer. La proposta fu quella di creare un'organizzazione che rappresentasse tutte le categorie dell'industria cinematografica. Così Il 27 gennaio 1927, nacque l'International Academy of Motion Picture Arts and Sciences (la parola International scomparirà subito). Hollywood e lo Star System andavano definendosi e il cinema muoveva i suoi primi passi nell’era del sonoro. L’idea fu accolta tra mille polemiche, molti parlarono di un’istituzione voluta dai produttori al solo scopo di impedire le associazioni libere fra artisti. Crearono una vera e propria lobby, né la prima, né l’ultima.

Iniziò così a farsi largo una nuova tendenza, quella di realizzare le pellicole sotto il diretto controllo dei produttori, all'interno di un ristretto numero di grandi Studios, che monopolizzarono l'industria cinematografica e di conseguenza, anche le scelte per l’assegnazione della statuetta.
Statuetta il cui disegno fu abbozzato da un annoiato presidente di comitato durante uno dei primi meeting dell’Academy. La statuetta avrebbe dovuto avere un’immagine forte e possente e Gibbons disegnò un cavaliere nudo che affondava la sua spada nella bobina della pellicola di un film.
Nell'estate del 1928 l'Academy offrì 500 dollari a George Stanley, perché modellasse una statuetta in argilla, rame e nichel placcata in oro 24 carati.

Sulla paternità del nome, Oscar, fioccano le leggende, tra cui quella di Bette Davis che vide nella statuetta un ritratto del primo marito, che di secondo nome faceva, Oscar. La leggenda più accreditata narra però che fu l’esclamazione di Margaret Herrick (“Assomiglia a mio zio Oscar!”), segretaria di un direttore degli’Academy Awards, a dare il nome a quella che sarebbe divenuta la statuetta più ambita dal carrozzone del cinema; siamo nel 1931.
La prima cerimonia degli Oscar ebbe luogo alla Blossom Room dell’Hollywood Roosevelt Hotel. Il biglietto costava dieci dollari e all'evento accorsero circa duecento persone. Oggi quel biglietto non esiste più, gli attori presenti alla manifestazione sono invitati gratuitamente.
Il ricavato della serata è dell’Academy, titolare anche dei diritti televisivi dell'evento.
Naturalmente non è soltanto la “casa madre” a trarre profitti dalla manifestazione. A parte la fama, il successo e la gratificazione professionale, gli Academy Awards portano denaro, tanto denaro. Pare che un vincitore come Miglior Film arrivi a guadagnare più di 30 milioni di dollari al box- office dopo la vittoria. Ditemi, chi non farebbe carte false per aggiudicarsi Oscar!

Oggi l’Academy conta seimila soci, suddivisi in 23 categorie professionali. I membri sono designati dal Consiglio direttivo, che è l'organo amministrativo e di controllo dell'associazione. Sono ammessi all'Academy artisti che hanno ricevuto una candidatura all'Oscar e coloro che hanno reso un contributo straordinario allo sviluppo del’industria cinematografica.
Oscar così come è amato in patria, non è ben visto dalla critica europea, secondo la quale, non è un premio alla cifra artistica né alla qualità dei lavori, ma un premio dato solo ad opere trainate da sinergie politiche e da grandi campagne pubblicitarie. Insomma Oscar è il simbolo del compromesso tra la creazione artistica e il successo del botteghino, che trascura spesso le pellicole indipendenti, come accadde nel 1995 per il bellissimo e applauditissimo Pulp Fiction, di Quentin Tarantino.

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