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Il Nemico del mio Nemico - Cia, nazisti e guerra fredda


16.02.2009 - Dario Parascandolo

Il regista Kevin McDonald ricostruisce la vita e le metamorfosi del criminale nazista Klaus Barbie

Passato alla storia come uno fra i più feroci criminali nazisti, tenace oppositore della Resistenza francese negli anni della Seconda Guerra Mondiale, Klaus Barbie è stato uno dei primi ex ufficiali delle SS ingaggiati segretamente dalla CIA all'inizio della Guerra Fredda, per combattere il Comunismo Sovietico nell'Europa continentale.
Spietato cacciatore di uomini, convinto antisemita, atroce torturatore di prigionieri come pochi altri nella storia, fu condannato senza attenuanti nel 1987 per 17 crimini contro l'umanità.
Trasferitosi negli anni '50 in Bolivia, con la famiglia e con il nome di Klaus Altman, si rese responsabile di un consistente traffico d'armi con militari di estrema destra dell'America del Sud.
Appoggiò, nel 1971, la scalata al potere di Hugo Banzer e nel 1980 con un colpo di stato instaurò il, seppur breve, regime nazista del generale Luis Garcia Meza.

Kevin MacDonald, regista di Un Giorno a Settembre e de L’ultimo Re di Scozia, ci rivela, in un documentario senza paura, le tre vite di Klaus Barbie. Presentato a luglio nelle (poche, troppo poche) sale italiane, Il Nemico del mio Nemico è oggi disponibile in DVD, accompagnato da un libro di ottanta pagine per un completo e interessante binomio, edito dalla Feltrinelli, nella collana “Real Cinema”.
Il documentario ridisegna, attraverso immagini di repertorio di inestimabile valore e le testimonianze dirette delle sue stesse vittime, un personaggio simbolo della brutalità e delle contraddizioni di un intero secolo.

Nato il 25 ottobre 1913 a Bad Godesberg, durante l'invasione tedesca in Olanda del 1940, Klaus Barbie ebbe modo di farsi notare dagli alti gradi nazisti come “attento” interrogatore e “ottimo” torturatore.
A Lione, durante l'occupazione tedesca del 1942, si macchiò, dell'assassinio di Jean Moulin, fondatore del Consiglio Nazionale della Resistenza (CNR), incaricato dal generale De Gaulle di riunire tutti i movimenti della Resistenza francese. L'appellativo di “macellaio di Lione” è dovuto però, alla deportazione di oltre 1000 persone, all'uccisione di 40 bambini ebrei di Izieu e alla tortura di membri della Resistenza.
Tuttavia, Il Nemico del mio Nemico si concentra principalmente sulla nebbia che avvolge il destino di molti criminali nazisti, all'indomani della guerra, utilizzati e protetti dai servizi segreti americani nonostante le pressanti richieste di estradizione.

Le parole del giornalista Serge Klarsfeld, raccolte dallo stesso MacDonald, sono più che esplicative a riguardo:


in quel momento Jean Moulin e i suoi amici erano parte, per gli americani, di una guerra passata, mentre ora si trovavano in piena guerra fredda, contro i comunisti.
E Barbie era efficace contro i comunisti. Inoltre il ministro degli affari esteri americano inviò delle lettere al governo francese per dire che Barbie non era nelle loro mani. Quindi, se oggi la verità venisse fuori, sarebbe veramente uno scandalo, perché loro mentirono a livello ufficiale.

 
In altre parole, il nemico del mio nemico è mio amico.
Gustavo Sanchez, Ministro degli Interni boliviano nel 1983, dopo l'arresto di Barbie, getta luce sulla sua attività sudamericana:
 

Dopo la rivoluzione del 1952, lavorò con degli ebrei in una fabbrica di mobili. In questo momento si perdono le sue tracce. Non collabora con nessun governo democratico, ma mette le sue competenze al servizio degli organi militari. Partecipa agli interrogatori della guerriglia di Che Guevara.


Un documentario per mantenere viva la memoria. Un film che non punta il dito, ma che racconta e ricostruisce la vita di un uomo fra altri uomini, un uomo simbolo dell'assurdità del genere umano. Per capire e non dimenticare.

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