17.02.2009 - Marco Boccia Diceva Benedetto Croce: “Chiunque è stato poeta fino i diciotto anni. Dopo, continuano a scrivere solo due categorie di persone. I poeti e i cretini”.
Certamente Fabrizio de Andrè apparteneva alla prima, con tutto il rispetto per i cretini. Potrebbe sembrare un luogo comune, ma è l’unico modo per definirlo. Definirlo musicista non basterebbe; non basterebbe delimitarlo come cantautore, aggettivo con il quale si scherniva, proteggendosi dall’affermazione del Croce. Forse più semplicemente era un uomo comune, con pulsioni comuni, ma con il dono della vista. Per questo cantava gli ultimi.
Un mondo di diseredati, fatto di debolezza, di vite approssimate ma vere, genuine, umane. L’unico mondo dove trovare “quattro soldi di umanità”, come canta un altro grande poeta italiano.
Ballata per Fabrizio De Andrè, edita da Becco Giallo, sceneggiata e disegnata da Sergio Algozzino, vede come protagonisti i personaggi delle canzoni più famose dell’autore genoano, come Bocca di Rosa, Andrea, Tito, il suonatore Jones e molti altri personaggi, che raccontano se stessi, De Andrè e il mondo di cui sono espressione.
Algozzino fa muovere e vivere questi personaggi costruendo un’opera che riesce a rendersi paradigma della realtà artistica e sociale della poesia di De Andrè, personaggi che interagiscono tra loro riconoscendosi figli di un unico padre, che attraverso le sue parole li ha resi immortali. Stupisce la bravura del giovane fumettista siciliano nel riuscire a donare una personalità forte e spiccata ad ogni protagonista, portando il lettore a immedesimarsi e lasciarsi coinvolgere dal flusso narrativo fatto di vignette snelle e semplici, persuaso che tutto ciò che c’è da dire è già dentro ogni personaggio e che ogni artificioso espediente non avrebbe che appesantito il lavoro.
Da sottolineare ancora sono la breve ed essenziale cronistoria della vita del cantautore genoano e la sua discografia essenziale, entrambe inserite alla fine del volume.
Insomma un gran bell'albo che porta velocemente i lettori nel mondo di uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, che con la sua morte avvenuta l’11 gennaio 1999, ci ha lasciati orfani di una delle poche voci fuori dal coro. |