17.02.2009 - Marco Boccia Quando Peppino De Filippo scrisse, insieme alla sorella Titina, Quaranta… ma non li dimostra, certamente non poteva immaginare che quasi ottanta anni dopo il figlio Luigi, avrebbe riportato in scena con grande successo la commedia, donandole nuova vita, dando la possibilità di godere lo spettacolo a chi, per ovvie ragioni, non poté assistere alla prima al teatro Sannazaro del 1933. All'epoca della prima messinscena i tre fratelli De Filippo erano ancora uniti da quel sodalizio artistico che li portò al successo; nel 1944 Peppino si divise definitivamente dal fratello Eduardo e cominciò così la sua più intensa produzione di scrittura teatrale.
Luigi De Filippo riesce a portare in scena, grazie alla maestria della sua recitazione e della sua regia, tutta la sottile ironia di cui l'opera è intrisa, regalando al pubblico due ore di divertito teatro.
La commedia, in due atti, narra la storia di un padre, vedovo, che cerca di maritare le sue quattro figlie: in particolar modo tutti i suoi sforzi sono profusi per trovare marito alla prima figlia Sesella, che dopo la morte della madre si è sobbarcata l’onere della conduzione servizievole della famiglia.
In Quaranta… ma non li dimostra Peppino descrive una di quelle figure che generalmente non manca mai in nessuna famiglia, sopratutto in quelle di stampo patriarcale: il personaggio della zitella, la donna di casa obbligata a vivere in un mondo fatto di leggi implicite. Con questa commedia Peppino anticipa quelle tematiche che poi affronterà nella scrittura delle commedie che arriveranno in seguito alla scissione dalla compagnia Il teatro Umoristico dei De Filippo: l'attenzione commossa e intenerita per le figure più deboli e indifese.
Nonostante il testo sia stato scritto quasi un secolo fa e abbia subito in questo allestimento qualche adattamento, mantiene intatta tutta la sua forza, riuscendo ancora a parlare al pubblico, affrontando il tema della passione e dell’amore con semplicità e leggerezza pur riuscendo a scavare tra le pieghe dell’animo umano. Una commedia che dimostra tutta la sua attualità, che racconta con umorismo un certo modo di essere, parlando dell’uomo, che sembra non cambiare mai, sottolineando aspetti della cultura napoletana che forse ancora non del tutto appartengono al passato.
Il bravissimo Luigi De Filippo si è circondato per questo lavoro di un gruppo di giovani attori, tutti chi più, chi meno, in grado di donare ai personaggi le giuste sfumature, dimostrando che il personaggio è senza ombra di dubbio sostanziato dall’attore che lo interpreta.
Un teatro gremito ha dimostrato tutto il suo affetto nei confronti di uno dei più grandi attori del teatro napoletano, accogliendolo con grande calore, tripudiandogli minuti di intensi applausi. |