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Wall-e


23.02.2009 - Valeria Roccella

Recentissimo vincitore del premio Oscar 2009 come miglior film d’animazione, WALL-E è senza dubbio uno dei lungometraggi Pixar più riusciti.


La casa di animazione americana è riuscita infatti a superare sé stessa. Senza forma umana e senza poter parlare se non con rumori elettronici, questi robot riescono comunque a suscitare umanità al pubblico.
Il robottino protagonista colpisce subito per la sua grande sensibilità, e la sua solitudine viene trasmessa a pieno nella prima parte del film, interamente senza dialoghi.
Pura poesia.

Purtroppo spesso non si comprende quanto una animazione possa essere capace di trattare temi profondi quali la solitudine, l’inquinamento, il riscaldamento globale, l’obesità, l’amore e le fonti di energia rinnovabili egregiamente.

Oltre a trattare temi importanti in maniera eccellente, la pellicola è fitta di ispirazioni e citazioni.
Il protagonista ricorda molto il robot ‘Numero 5’ della commedia fantascientifica Corto Circuito.
La parte iniziale è un meraviglioso elogio ai film muti anni ’20. Per tutta la durata si strizza l’occhio a importanti film di fantascienza dell’ultimo trentennio (come 2001:Odissea nello spazio, Alien, Blade Runner, Incontri ravvicinati del terzo tipo) passando anche per il musical Hello, Dolly! (di cui il piccolo protagonista è letteralmente innamorato).

“Io non voglio sopravvivere, io voglio vivere!” (Comandante B. McCrea)

WALL-E è un inno alla vita. Una favola moderna inaspettata e raffinata.
Come diceva Anton Ego, l’inflessibile critico culinario, “non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque”, anche negli splendidi occhioni a binocolo di un sentimentale vecchio robot.
 

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