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Kung fu panda


24.02.2009 - Valeria Roccella

Può un paffuto, goffo, ozioso panda diventare il leggendario Guerriero Dragone esperto nell’arte del kung fu atteso da tempo da una profezia? Certo che sì, ma bisogna essere anche fortunati!


“Ti preoccupi troppo per ciò che era e ciò che sarà. C'è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi... è un dono. Per questo si chiama presente.”

Il panda Po, protagonista della nuova avventura animata in casa Spielberg (la DreamWorks per l’appunto), grazie a una felice coincidenza diventa ciò che ha sempre sognato: un grande guerriero shaolin.

La DreamWorks non riesce a ad allontanarsi dalla solita pellicola d'intrattenimento, scegliendo un tema già trattato e rimanendo su binari classici (e non sperimentali come la Pixar, giustamente premiata di recente agli Oscar 2009 con lo splendido Wall-e).
Il lungometraggio infatti, pur essendo molto divertente e pieno di gag intelligenti, non lascia affatto il segno.

La storia è molto semplice, povera di contenuti, a parte il solito messaggio del "credere in sé stessi", sempre costruttivo, ma alle lunghe molto noioso. Lo stile grafico fa riferimento all'arte orientale, ma senza conseguire grandi risultati.
I personaggi (tranne per Po) hanno poco spessore, e viene dedicata loro solo una presentazione veloce e sommaria.
Il doppiaggio italiano, poi, non aiuta.
La voce di Fabio Volo é un pugno in un occhio, assolutamente non adatta al protagonista, poiché a volte lo rende apatico e senza grinta.
La storia comunque scorre tranquilla, sino al finale, senza pause o momenti di stacco. Ottimo se si vuole passare una serata tranquilla senza pensieri.

Durante il film viene detta una frase: “per rendere una cosa speciale, devi solo credere che sia speciale”. Probabilmente, impauriti forse dai prodotti Pixar, non ci hanno creduto molto…ma ci riproveranno con l’annunciato seguito nel 2011 intitolato Kung Fu Panda 2: Pandamonium.
 

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