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La Caccia


24.02.2009 - Maria Rosaria Donisi

Liberamente ispirato a Baccanti di Euripide, La caccia, di e con Luigi Lo Cascio, non presenta menadi dal tirso in mano, nessun dio dai boccoli d'oro, né il ceco Tiresia che legge il futuro. Assente dunque Dioniso, il dio della maschera, il dio del teatro, il dio dell'ebbrezza e del passo di danza.
La riscrittura del testo, chiaramente rivisitata in chiave moderna, è tutta imperniata sulla figura del tiranno di Tebe, Penteo. La metafora della caccia è chiara: Penteo aveva osato troppo, lui, da umano, non doveva azzardarsi a dare la caccia a un dio, e per tanto verrà punito: da persecutore diverrà preda. L'intero spettacolo è incentrato sulle visioni di Penteo, che si prepara a scalare il monte Citerone per avvistare le Baccanti di Dioniso mentre, invasate dal dio, mettono in atto i loro rituali.

Ciò che genera la decisione di Penteo è comunque un anànkè (Ἀνάγκη) imposta dagli dei, la necessità che serve a far cessare una situazione di primordiale equilibrio. E l'equilibrio in scena viene difatti turbato sin dalle prime battute: una serie di proiezioni video si intersecano con il recitativo dell'attore, incalzando pian piano, sino a divenire parte integrante dello spettacolo. Sebbene non ci sia un coro, come in ogni tragedia greca che si rispetti, lo studioso del mondo greco (in maniera divertente e per antinomia l'erudizione è affidata a un fanciullo) si dispensa attraverso i filmati video e prende parola per regalarci il prologo, i commenti del coro e l'epilogo finale. E le parole del coro cedono il passo a filmati il cui richiamo all'attualità irrompe in scena con una forza dirompente. Come è vero che la voce dei greci suona ancora attuale.

Il simbolismo dei colori che regnano in scena concorrono in modo del tutto naturale per esprimere la realtà della tragedia: Penteo veste di bianco e si muove elegantemente su uno sfondo del tutto nero sul quale alla fine le Baccanti, che si nutrono del latte e del miele sgorganti dal suolo e divorano la carne cruda, non risparmieranno il tiranno.
Nello spettacolo Lo Cascio ci regala un'egregia prova d'attore, una lezione di recitazione che non ha nessuna pecca. La regia, senza dubbio ambiziosa, è il vero deus ex machina, ma ci fa rimpiangere l'assenza di quel ragazzetto che nelle proiezioni interpreta il ruolo del critico.

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