“Ho la testa piena di cose che vorrei scrivere. E’ come un assurdo magazzino tutto stipato di roba…[…] Immagini, scene, frammenti di discorsi, figure di persone…a volte quelle cose sono così scintillanti, piene di vita e sento che mi urlano: “Scrivici!” In quei momenti mi sembra che stia per nascere un romanzo meraviglioso […] Forse mi manca qualcosa. Qualcosa di assolutamente essenziale per essere scrittore.”
Con queste parole, la giovane protagonista del libro di Murakami Haruki si presenta al lettore e denuncia, nel momento stesso in cui prende forma tra le pagine, la sua sostanziale incapacità a narrare sé stessa e la propria la storia. Sumire ha bisogno di una voce esterna, di uno sguardo presente che renda concreta la dimensione in cui vivono azioni e pensieri. Interroga e cerca lo sguardo di un uomo che la conosce profondamente, un uomo che sembra esistere soltanto in relazione a lei, tanto da non aver bisogno di un nome durante tutto il corso della narrazione.
La ragazza dello Sputnik è un racconto multidimensionale, che vede i tre personaggi che lo animano alternarsi in più “mondi” arrivando a vivere esistenze parallele in uno spazio e in un tempo dilatati, dove la percezione della vita quotidiana risulta alterata e amplificata. Sumire è impulsiva, disordinata e sessualmente attratta da Myū, una donna molto più grande di lei. Myū è sposata, ricca e bellissima, ma è imprigionata in un segreto che non le permette di ricambiare i sentimenti della ragazza. Il giovane senza nome è un maestro elementare, innamorato di Sumire, senza nessuna possibilità di essere ricambiato. Ognuno insegue il destino dell’altro senza mai riuscire a sovrapporlo al proprio. Ciascuno vive le sue pulsioni amorose su un piano del tutto sfasato, cercando disperatamente la giusta dimensione dove far diventare concreto quello che prova.
Ciò che rende davvero interessante il testo è la continua commistione tra componente onirica e componente reale, unione che permette al lettore di avvicinarsi ai sogni e alle illusioni dei personaggi, vivendo con loro la possibilità di realizzarli e avvertendo alla stesso tempo la sensazione di agire sul piano dell’irrealizzabile. L’unica soluzione per i tre protagonisti è proiettarsi in una dimensione completamente diversa da quella che stanno vivendo: Sumire deve raggiungere un luogo dove esiste una Myū passionale che ricambia il suo desiderio, Myū ha bisogno di un dimensione priva di sentimento che le conceda di capire con tranquillità alcuni lati di sé stessa e il giovane insegnante sogna uno spazio in cui Sumire non può fare a meno di lui.
Sarà la scomparsa improvvisa e misteriosa della ragazza a mettere in evidenza la divergenza dei piani sui cui agiscono i tre personaggi. L’urgenza della vita reale porterà le strade dei protagonisti a fare i conti l’una con l’altra, dando vita al tentativo di un processo di conoscenza reciproca che resterà però sospeso tra le pagine.
Un racconto delicato, elegante e dalle atmosfere evocative.
Un libro denso di immagini, che permette al lettore di sentirsi in equilibrio tra spazio e tempo, chiedendogli però, contemporaneamente, di scegliere in quale dimensione preferisce vivere.