04.03.2009 - Giulia Dalla Negra Tre scimmiette attirano l’attenzione dello spettatore sulla locandina: la prima non vede, la seconda non sente, la terza non parla. Tre scimmiette e un titolo irriverente come Religiolus, ironico gioco di parole, ancor più evidente nella versione inglese Religulos (crasi tra “Religion” e “Ridicolous”), per l’ultimo film-documentario del regista di Borat, Larry Charles.
Cento minuti di divertimento assoluto interpretati dal comico-giornalista Bill Maher, che analizza e mette a confronto tutte le religioni più importanti, sottolineandone alcune chiare incoerenze logiche.
Attraverso interviste, testimonianze e riflessioni, Maher non solo mette in luce un sottomondo ancora fortemente condizionato da credenze mistico-religiose, ma costruisce anche una solida base di dissenso nei confronti di tutti quegli aspetti della religione che, pur non avendo un reale fondamento, condizionano la vita di intere nazioni. Ciò che colpisce e rende interessante il film è che il comico non ridicolizza in particolare un credo tra quelli esistenti, ma contesta il concetto stesso di religione, intesa come allontanamento (spesso totale) dai principi di razionalità.
Nessuno sfugge allo sguardo sarcastico e dissacrante di Maher; che si tratti di un truffatore che vende statuette a diecimila dollari promettendo la salvezza o di una satanista che spacciava droga e che ora cura i fedeli a bordo di un tir o ancora di un rabbino ortodosso che ha creato un apparecchio telefonico che chiama “da solo” in modo da non violare il riposo sacro dello Shabbat. Non da meno le critiche rivolte a quel mondo di false fedi, diffuso soprattutto in America, che va da Scientology, agli evangelisti, dai risorti ai rinati.
Particolarmente osteggiato il cattolicesimo di Ratzinger, attraverso un’attenta decostruzione storica di tutta una serie di miti di dubbia credibilità, primo tra tutti il dogma dell’immacolata concezione. Non è un caso che il Vaticano sia il solo luogo di culto, dove il giornalista non è stato ricevuto per le sue interviste.
A livello stilistico alcune soluzioni risultano un po’ troppo “facili” e realizzate per strappare il sorriso allo spettatore, attraverso meccanismi narrativi che riportano più a un linguaggio televisivo che cinematografico: dall’uso del montaggio che accosta immagini religiose a rappresentazioni del carnevale o di attualità, alla scelta dei sottotitoli nelle interviste per rimarcare la scarsa preparazione dell’interlocutore.
Anche le domande del comico ai fedeli denunciano a volte un eccesso di semplificazione e un’attenzione fin troppo studiata nei confronti di quei credenti smodatamente sopra le righe.
Un film originale nei contenuti e che porta senza dubbio a riflettere su molti aspetti della vita socio-culturale dell’uomo, ma che tradisce, purtroppo, sul piano formale, uno sguardo decisamente meno profondo delle tematiche che affronta.
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