04.03.2009 - Dario Parascandolo La musica dei Pains of Being Pure at Hearts è stata definita più volte indie-pop dagli incalliti frequentatori dell'underground. Un'etichetta che evidenzia una malcelata frustrazione di buona parte di un pubblico ghettizzato e di nicchia, portatore dell'unica verità musicale. Allora saranno indie anche Smiths, My Bloody Valentine, Jesus & Mary Chain e (perché no?) Stone Roses. La realtà e la quantità di copie vendute dalle suddette band poco si sposano con la parola indie, e i Pains of Being Pure at Hearts sono proprio la perfetta fusione fra il pop di Morissey e Johnny Marr e lo shoegaze zuccheroso e onirico di dischi epocali come Loveless. Ma da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, e quando una band esordiente sforna un disco pop di qualità, immediatamente i custodi del verbo alternativo li marchia a fuoco con quella parola odiosa. Fino al successo e al consenso popolare, che sarà, ovviamente, sinonimo di scarsa qualità.
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Pains of Being Pure at Heart
Pains of Being Pure at Heart
(Slumberland)
2009
1.Contender
2.Come Saturday
3.Young Adult Friction
4.This Love Is Fucking Right
5.The Tenure Itch
6.Stay Alive
7.Everything With You
8.A Teenager in Love
9.Hey Paul
10.Gentle Sons
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