L’America in Pugno è un saggio che con linguaggio asciutto, passione e coerenza, racconta la situazione politica di un paese governato da dieci anni a questa parte da una dirigenza conservatrice.
L’autrice, l’economista Susan George, è una delle più autorevoli esperte sulla questione della fame nel Terzo Mondo, che ha scritto numerosi saggi sull’argomento tradotti in diverse lingue, tra cui Come Muore l’Altra Metà del Mondo, edito in Italia da Feltrinelli nel 1982.
Alla vigilia delle presidenziali americane, la George, statunitense di nascita e francese di adozione, inserisce il dibattito tra i due schieramenti (Repubblicani e Democratici) in un’ottica internazionale: con un’analisi attenta e dettagliata ed uno stile incisivo ed appassionato, affronta quelle che secondo lei sono le tappe di un percorso che la destra americana ha iniziato molto tempo fa, affinché uno “stato oligarchico controllato da grandi imprese” possa di fatto guidare le scelte del Congresso ed influire sulla politica estera statunitense. Ad oggi il Congresso degli Stati Uniti è a maggioranza democratica, e come tutti sanno l’amministrazione Obama non è sicuramente repubblicana. Ma secondo Susan George, i danni causati da 8 anni di amministrazione Bush e da 10 anni di sostanziale incremento dell’egemonia della cultura di destra in America, saranno lenti a scomparire in patria come nel resto del mondo.
Una sfiducia nel futuro dovuta a quella che lei definisce la “lunga marcia” della destra reazionaria: un percorso iniziato lentamente tra le file dei fondamentalisti religiosi che si sono nascosti dietro lo spauracchio dello “scontro di civiltà” per aumentare la propria influenza politica; per proseguire nel progressivo abbassamento del livello culturale ad opera dei media, e culminare nella focalizzazione della politica estera sul Medio Oriente (quella che viene chiamata “l’ Ossessione del Medio Oriente”), e sulla guerra come alibi per il controllo del mercato del petrolio.
“La politica neoliberista degli Stati Uniti, soprattutto con il governo Bush, ricorre sempre a due strategie di fondo: mentire e negare.”
È sorprendente constatare come andando avanti nella lettura si faccia strada sempre di più la consapevolezza che la “lunga marcia” della destra americana non è solo un percorso politico ma culturale, e che non riguarda solo gli Stati Uniti, ma il mondo intero.