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U2 - No Line on the Horizon


11.03.2009 - Dario Parascandolo

Cosa aspettarci dai quattro di Dublino, giunti al dodicesimo album e alla vigilia del trentennale della loro carriera? Nata in piena era new-wave e post-punk, la band di Bono Vox ha traghettato la propria musica verso le arene mondiali con The Joshua Tree prima di deviare verso territori americani e infarcire il suono di blues e folk; dopo aver ridisegnato il suono del rock negli anni Novanta con sintetizzatori e ritmiche industriali pescando a piene mani dai Depeche Mode e dalla dance, gli U2 hanno vissuto l'ultimo decennio sbandierando un ritorno agli antichi fasti delle origini, lasciando annegare alcune ottime canzoni in un mare di noia e mestiere.
Eccoci, quindi, nel 2009, con il carismatico frontman (all'anagrafe Paul Hewson, classe 1960) tutto preso nell'annunciare per la dodicesima volta il loro disco migliore, che stavolta si intitola No Line on the Horizon. Non è sempre necessario prestar fede ai proclami di una star tutta lustrini e impegno politico. Ciò che conta è che gli U2 hanno sfornato il disco più complesso, eclettico e ispirato degli ultimi quindici anni, confermando i motivi per cui è ancora oggi la più grande band del mondo. L'unica a non aver mai visto cambi di formazione dalla sua nascita.

Annunciato, posticipato, registrato fra gli Olympic Studios di Londra e la casbah di Fez in Marocco, No Line on the Horizon ha avuto una gestazione travagliata, che ha visto produttori blasonati come Rick Rubin messi alla porta, lasciando spazio alla fidata coppia Eno e Lanois il lavoro di produzione, coautori di otto degli undici brani in scaletta. Un team di lavoro dal curriculum infinito, che non ha fatto altro che accrescere le aspettative di fans e detrattori. E proprio questi ultimi hanno gongolato nel constatare che il singolo apripista Get on the Boots non si è allontanato dalle coordinate dettate dalla “sorellina” Vertigo.

Eppure si alza il coro unanime di plauso di fronte all'ascolto di tutte le tracce che compongono l'album, che spazia in modo sorprendente dal rock old-style al gospel, dall'ambient al classico suono U2. Il tutto ben coeso nelle sue parti, fino a esplorare territori vergini, come accade in Moment of Surrender, un lungo e intenso crescendo prevalentemente tastieristico dominato dalla voce di Bono, splendida ed evocativa come negli anni migliori. E proprio l'ugola del signor Hewson è una delle tante sorprese del lotto: dopo aver definitivamente abbandonato il continuo bluff dell'eterna giovinezza al quale ci ha ultimamente abituato, tentando, spesso miseramente, di nascondere le rughe delle sue corde vocali, Bono finalmente ritrova sé stesso, osando con coraggio e recuperando tutta la sua energia, senza però rinunciare a una ruvidezza (leggasi maturità) dettata dall'età. Una vocalità stupenda, che esplode nella spinta propulsiva dell'attacco di Fez: Being Born, summa di tutto un percorso artistico che si concretizza in una coda finale da antologia.

Quanto la presenza di Brian Eno e Daniel Lanois sia stata influente (o invadente) soltanto le pareti dello studio possono saperlo. Sta di fatto che No Line on the Horizon è un disco molto lavorato e prodotto con cura maniacale, in cui tutto avviene nel momento giusto e al posto giusto. E notevole è il lavoro svolto dalla sezione ritmica, mai così precisa, varia e potente dai tempi di Achtung Baby, come dimostra l'iniziale titletrack e le zeppeliniana Stand Up Comedy e Breathe. E, soprattutto, stupisce ancora la chitarra di The Edge, capace di condurci nuovamente verso abissi sonori sconosciuti, a dispetto di chi gli ha imputato di ripetere lo stesso fraseggio da vent'anni.

Bentornati U2, nonostante le lunghe attese. No Lines on the Horizon si inserisce di diritto fra le gemme della loro discografia e del pop contemporaneo; un disco emozionante, spesso teso, onesto, che svela una band probabilmente più umile nell'attitudine rispetto alla seconda metà della loro carriera, ma sicuramente più consapevole dei propri mezzi artistici e con tanta, tanta voglia di mettersi nuovamente in discussione. E, alla vigilia dei cinquanta, non è affatto poco.
 

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