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Rosalia De Souza - D'Improvviso


11.03.2009 - Davide Ferrara

Si dice che, spesso e volentieri, le emozioni più intense e vivide si presentino senza preavviso, spiazzandoci, così, d’improvviso… Ed è esattamente quello che può accadere a chi ascolta l’ultimo album di Rosalia De Souza (splendida cantante brasiliana, ma ormai italiana di adozione), D’improvviso, prodotto da Luciano Cantone (curatore, tra l’altro, anche del pluripremiato Handful of soul di Mario Biondi). Un disco fresco, allegro, intenso e diretto. Non lascia nulla al caso. De Souza, accompagnata da ottimi strumentisti, riesce a mescolare sapientemente vari generi: jazz, bossa nova, nu-jazz, samba e pop. Il risultato finale è vera e propria poesia per orecchie e cuore.
La traccia iniziale, Banzo, è una delicata ballata con gustose incursioni ritmico-melodiche nel cool-jazz. Subito dopo, con Candomblé, si sale di ritmo e veniamo catapultati nella più pura bossa nova (pezzo vivace, con fiati intensi che evocano, in quattro minuti abbondanti, una serata a lume di candela, passata a ballare a piedi nudi su una spiaggia di Rio). Il terzo brano, D’improvviso (trasposizione italiana di un classico degli anni ’60 di Aldemaro Romero), ci tuffa direttamente in sonorità che sembrano rifarsi apertamente alle colonne sonore degli anni ’60, tra Morricone e Piccioni.
Ma è con Carolina carol bela, scelta come singolo trainante dell’album, che il disco comincia a carburare alla grande: la carica del jazz e l’esplosività della bossa nova, mixati ad un pop dai toni misurati, ne fanno un pezzo da potenziale hit.
Nella parte centrale dell’opera avviene, invece, una sorta di ulteriore “rifornimento” di generi e umori: infatti, alla bossa si uniscono il nu-jazz e la samba (Sambinha). E, come in ogni disco ben fatto che si rispetti, d’improvviso (!) arriva il brano che ti conquista, ti prende per mano e porta con sé in una totale estasi ritmico-melodica: Luiza manequim è tutto questo e, se possibile, anche di più (un equilibrato ed efficace miscuglio di r’n’b, bossa e nu-jazz). In questo caso, l’efficacia del pezzo è data dalla maestria estrema dei musicisti che accompagnano De Souza (dall’incalzante pianoforte dell’ottimo Alfonso Deidda, alla “complicità” perfetta tra percussioni e fiati che trasforma il ritmo in una sorta di crescendo emozionale, riuscendo a far vibrare l’anima e il cuore più freddi).
La parte finale del disco ci riporta ad atmosfere più dolci e raffinate, con evidenti richiami agli anni ’50 e ’60 (Samba lounge e Bossa 50), alternate a frizzanti bosse-samba, che se ne scendono giù come una fresca caipirinha (Amanha). Fino ad arrivare al brano conclusivo, Ondina, con il delicato timbro vocale di Rosalia che chiude degnamente un album ispirato ai massimi livelli.
 

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