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La Matassa


17.03.2009 - Valeria Roccella

Dopo i precedenti e clamorosi successi al botteghino, Salvatore Ficarra e Valentino Picone decidono di dirigere un film in cui non sono né amici per la pelle (Nati Stanchi) né sconosciuti scambiati alla nascita (Il 7 e l’8) ma parenti, per la precisione cugini, che a causa di una lite familiare non si vedono da quando sono bambini.
Comincia così La Matassa con lo scaltro Gaetano e l’ipocondriaco e ingenuo Paolo che si trovano di nuovo faccia a faccia per una serie di coincidenze.
Insieme combattono tra Palermo e Catania (paradossalmente due città che si odiano da sempre) contro la mafia, i debiti e tre russi arrabbiatissimi a cui Gaetano, gestore di una agenzia matrimoniale sui generis, ha trovato un marito per la sorella.
I due comici siciliani, che hanno nuovamente diretto la pellicola insieme a Giambattista Avellino, si sono divertiti a parlare di litigi e quella matassa che dà il titolo alla storia non è altro che un groviglio di liti familiari ormai sempre più grande, raggomitolato da tempo e difficile da sbrogliare.

Divertente e garbato, la matassa non è un film che si basa solo sull’estro e la verve dei due protagonisti, la sua forza è nell’ottima sceneggiatura e nella bravura degli attori che interpretano anche i personaggi secondari. Fra questi Pino Caruso, che non è mai stanco di fare cinema, e Claudio Gioè, a cui è piaciuto molto essere diretto da due attori.
“Una cosa che mi ha sorpreso” – dice Gioè – “è il loro lavoro molto preciso sui tempi comici e sul set sono stati molto meticolosi soffermandosi su dettagli quasi musicali che sono proprio il fondamento della loro comicità”.
Il soggetto non è prettamente originale e i loro personaggi (il furbo e l’ingenuo) sono sempre con le medesime caratteristiche, nonostante tutto il duo comico riesce a far divertire senza ricorrere ai soliti cliché o ai loro famosi sketch cabarettistici.
La regia ben amalgama il tutto con differenti inquadrature e movimenti di cinepresa da un personaggio all’altro (un Ficarra sempre veloce e un Picone più lento e con maggiori primi piani), ricca di un'ottima sceneggiatura fatta di comicità mai eccessiva né volgare (ormai molto rara nel cinema nostrano) trattando in modo leggero e grottesco anche problemi reali della società siciliana.

“Magari in una commedia sembra curioso parlare di Mafia” - ha spiegato Picone. “Ma noi amiamo prendere in giro tutto e tutti. Ragioniamo di pancia, pensando in primo luogo a ciò che ci diverte, e lasciamo agli esaminatori sociali il compito di giudicare le nostre invenzioni. E' meglio che di certe cose si parli. Alcune rappresentazioni del nostro paese, soprattutto in certe fiction, ci infastidiscono, ma il silenzio è peggio”.
La Matassa è dunque senza dubbio uno dei rari esempi ancora in giro di una comicità all’italiana sana e al contempo intelligente.
 

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