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Pa-Ra-Da


28.08.2008 - Valeria Roccella

Cartoni d’imballaggio usati come fogli da disegno da un bambino che vede tutto colorato, o almeno così vorrebbe fosse realmente: in questo modo inizia la pellicola opera prima di Marco Pontecorvo, direttore della fotografia de L’ultima legione ed esordiente alla regia col pluripremiato corto Ore 2:calma piatta. Dai colori pastello dei titoli di testa si passa subito nella Parigi dei primi anni ’90 e a un susseguirsi di scene caratterizzate da luoghi bui e colori cupi. Tali tonalità e scelte di luci sono sintomi e simboli di dure situazioni e crudeli verità delle piccole esistenze spente dalla dipendenza da colla (inalata dai bambini), “capitan uncini” ormai troppo cresciuti per la loro età, già duri di cuore per le infinite sofferenze subite ma con ancora la speranza di uno spiraglio di gioventù, di un Peter che è volato via da tempo e che ha lasciato solo la triste ombra di sé stesso. La macchina da presa si muove spesso troppo velocemente con inquadrature ravvicinate. L’idea è quella di documentare sul grande schermo ciò che accade ormai da tempo in molte città e che spesso troppi dimenticano o addirittura denigrano senza conoscere e, purtroppo, aiutare. L’aria circense illumina e accende i sentimenti nel finale, gran chiusura e al tempo stesso inizio solare della loro nuova vita da liberi girovaghi. Le musiche in crescendo richiamano un già noto favoloso mondo parigino di qualche anno fa. Titoli di coda anticipati da riprese in bianco e nero, senza musica, a sottolineare che, dopo la fine della storia (realmente accaduta) della Parada, si ritorna alla realtà di sempre, che cela altre simili storie. Come anime vaganti in metropoli dove il rispetto, per sé stessi e per gli altri, punto cardine dell’insegnamento del giullare sapiente Miloud, è una chimera. Si è solo dei fantasmi.

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