17.03.2009 - Dario Parascandolo Chris Cornell è di diritto annoverato fra le più belle ed espressive voci del rock degli ultimi due decenni. Frontman dei rimpianti e seminali Soundgarden, autore di inni generazionali come Black Hole Sun e Mailman, protagonista dell'epopea grunge insieme a Kurt Cobain ed Eddie Vedder, leader della, seppur discussa, all-star band Audioslave e solista di tutto rispetto. Almeno fino a un mese fa. La crisi dei quaranta non risparmia nessuno, ma stavolta pare che abbia affondato la lama senza pietà. Caro Chris, cosa ti è successo? Possibile che devi ridurre la tua arte a questo scempio? Si sa che il music business non ha riconoscenza, costringendo blasonati artisti a cambi di rotta improvvisi (magari con il produttore più di moda del momento), a partecipazioni a improbabili reality show, oppure al piano bar del matrimonio del miliardario di turno. Ma questo è troppo. Pubblicare un disco prodotto da Timbaland e girare un video fra procaci biondine sature di cocktail mentre si scatena una rissa fra bodyguards di colore è davvero troppo. Per tutti i terrestri che hanno vissuto su Marte negli ultimi tre anni, ricordiamo che Timbaland è l'artefice del suono di Justin Timberlake, Leona Lewis, Nelly Furtado, One Republic fra gli altri. Senza mezzi termini, il corpulento produttore è il guru dell'r'n'b attuale, tanto per sgomberare il terreno da pregiudizi. Ma il connubio con Chris Cornell sa di marcio sin dalle prime due note. Scream è un disco pessimo, punto. E non per i trascorsi del cantante, che pure possono pesare tanto, ma per la falsità e la superficialità che aleggia su ogni secondo dell'album. La voce di Chris tutta impegnata in parti rap è falsa quanto le angurie a gennaio, le basi sono dozzinali, peggiori della peggior b-side di Rhianna. E a nulla vale soffermarsi sulla sconcezza sonora del singolo Part of Me, sulla titletrack e altre oscenità simili. Ciò che fa rabbia più di ogni altra cosa è la traccia nascosta Two Drinks Minimum, una splendida e ruvida ballata blues, con tanto di armonica e chitarre-tremolo. Una canzone che tanti colleghi impiegherebbero una carriera per scriverla, mentre Cornell la nasconde nel disco più finto della storia. Se la carriera del cantante di Seattle era in costante declino, Scream è la sua fossa più buia e profonda. |
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Chris Cornell
Scream
(Universal)
2009
1 Time
2 Sweet revenge
3 Get Up
4 Ground zero
5 Never far away
6 Take me alive
7 Long gone
8 Scream
9 Enemy
10 Other side of town
11 Climbing up the walls
12 Watch Out
13 Two drink minimum
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