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La verità è che non gli piaci abbastanza


24.03.2009 - Valentina Iuffrida

La verità è che non gli piaci abbastanza è un film mediocre: la sceneggiatura di Abby Kohn e Marc Silverstein non è particolarmente brillante, nonostante il soggetto sia tratto dal best seller omonimo di Greg Behrendt e Liz Tuccillo, consulente e autrice di Sex And the City.  La regia di Ken Kwapis, (Quattro amiche e un paio di jeans) piatta e ordinaria, potrebbe essere di qualunque altro regista e nessuno noterebbe mai la differenza; cast stellare mobilitato per un tipico chick flick di primavera.
Detto questo, il film andrebbe visto sia dagli uomini che dalle donne perché ruota intorno a una serie di luoghi comuni sulle relazioni assolutamente veri. Un assunto su tutti: le donne ragionano in modo contorto riguardo alle relazioni (e non solo…), gli uomini no. Lui non ti chiama? Non ha perso il tuo numero di telefono e non gli è morta la nonna: non vuole chiamarti. Non lascia sua moglie? Non è confuso: non ha nessuna intenzione di lasciarla. La verità è che le donne sono state addestrate al melodramma e all’analisi di ogni minimo particolare alla ricerca di un recondito significato, che il più delle volte non c’è. Tutte le ragazze si riconosceranno in quella fanciulla che parla per ore con le amiche di quel messaggio che lui ha lasciato e su cosa possa voler dire, e tutti i ragazzi in quel tizio che si ritrova a dover affrontare un discorso serio su una relazione che non sapeva di avere…

Ottime le interpretazioni di Ginnifer Goodwin (Gigi) e di Justin Long (Alex), irrilevanti le altre: la Aniston incredibilmente invecchiata, si sforza ancora dopo dieci anni di non essere associata alla Rachel Green di Friends (ruolo che la rese famosa), la Johansson che ormai interpreta sempre la parte della fatalona un po’ stronza, e Ben Affleck che ringraziando il cielo si vede davvero poco. Di positivo c’è che la questione viene rovesciata in una delle storie raccontate, in cui è una donna a fare la parte dell’uomo, e che nel finale prevedibile viene esplicitamente dichiarato che i lieto fine sono un’eccezione: le relazioni in fondo non sono altro che il tentativo di fidarsi di qualcuno, finendo spesso delusi e umiliati. Questa è la regola. Lasciamo ai film le eccezioni.

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