15.04.2009 - Dario Parascandolo Lo scenario prospettato da Invaders Must Die è devastante, apocalittico. Destabilizzante almeno quanto gran parte della loro ventennale e altalenante carriera. Pubblicizzato con squilli di tromba ed edizioni straordinarie per il rientro nella residenza paterna di Keith Flint e Maxim, i due vocalist che hanno contribuito a rendere grande The Fat of the Land e reduci da discutibili progetti solisti. Archiviato il tristissimo flop del precedente Always Outnumbered (Never Outgunned) del 2004, fiacco, debole e innocuo oltre il prevedibile, il deus ex machina Liam Howlett torna dietro i synth più nervoso che mai, confezionando un album dal sicuro impatto sonoro che lascerà tracce profonde come crateri nei terreni dove si consumeranno i prossimi rave. Batterie e loop ritmici impazziti ben sorreggono la pesantissima compressione dei sintetizzatori, mai così estremi nella musica del quartetto britannico. E se la formazione è la stessa del capolavoro del 1997, la musica ci riporta nei territori di Experience e Music for Jilted Generation, dall'attitudine prevalentemente acida e meno punk-oriented del previsto. Malgrado Howlett riesca a rivestire il tutto con una patina tremendamente moderna e tecnicamente ineguagliabile, nell'essenza Invaders Must Die richiama fortemente il passato remoto della band, quando sconquassava con un inedito terremoto techno le piste da ballo.
|
|

Prodigy
Invaders Must Die
(Edel)
2008
1.Invaders Must Die
2.Omen
3.Thunder
4.Colours
5.Take Me To The Hospital
6.Warrior's Dance
7.Run With The Wolves
8.Omen Reprise
9.World's On Fire
10.Piranha
11.Stand Up
| Testata giornalistica registrata c/o il tribunale di Roma n. 287-2008_22/07 Sede legale:via delle Quattro Fontane 5, 00184 Roma - Direttore responsabile: Valerio Ceva Grimaldi Caporedattore: Marco Boccia - webmaster: mancinielisabetta |
|
|