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Editoriale - Dalla Ferita alla Rinascita


08.05.2009 - Maria Rosaria Donisi

Nell'immaginario antico ogni calamità naturale veniva associata alla volontà distruttiva di una divinità che infliggeva un castigo agli uomini. L'uomo confondeva i cicli naturali con eventi soprannaturali, caricandoli di sacralità e di leggenda.
La precarietà del rapporto tra uomo e ambiente è insita nel conflitto che da sempre si instaura tra l'individuo e la terra in cui vive. La battaglia quotidiana per la sopravvivenza si traduce spesso in continue riconquiste del territorio e del proprio spazio vitale.
La cronaca del momento concentra la nostra attenzione sulla tragedia del terremoto che un mese fa ha devastato L'Aquila e le zone limitrofe. Molti e vari sono i frammenti sparsi che contribuiscono a ricostruire il mosaico di impressioni sugli eventi accaduti. Non vogliamo raccoglierli, non vogliamo sfociare nel pietismo, né cavalcare l'onda del momento. La vera cronaca del terremoto è fatta dei racconti di chi quei minuti li ha vissuti, tra i muri che crollavano, la polvere e il buio.
Il rapporto tra l'uomo e la natura, così come l'errore umano (inevitabile come una caduta è dovuta alla forza di gravità) è un equilibrio difficile che anche l'arte ha voluto esplorare: l'artista instaura una dialettica che non analizza il contenuto (compito della scienza) ma che reinventa un soggetto con cui comunicare, attraverso gli strumenti che possiede e avvalendosi dell’irrazionalità, dell’emozione e dell’intuizione. 
È ovvio che nello spazio ritagliato dall'arte (creativo, simbolico e mitico) generalmente finiscono per crollare in disgrazia gli dèi e i demoni che avevano inflitto il castigo. La realtà vede invece vincere la natura sull'uomo. Allora si ricerca disperatamente un deus ex machina, entità superiore capace di incidere sul destino, in grado di risolvere anziché dissolvere.
Grazie alle favole del teatro, alla poesia, alle immagini del cinema, ai simboli delle arti figurative, che sublimano la realtà, il respiro si allarga e l'uomo si specchia nell'immagine del mondo, ovvero nella sua Weltanshauung.
Ha da passà 'a nuttata
Con questa battuta vibrante d'attesa Eduardo sintetizzava l'eco della speranza della rinascita del mondo dopo la distruzione. Discorso utopistico dell'Uomo sull'Uomo che getta luce su ogni tipologia di conflitto tra l'umano e gli eventi che portano alla distruzione.
 

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