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Giro di Lune tra Terra e Mare


08.05.2009 - Maria Rosaria Donisi

Film del 1997, presentato in concorso alla 54 ª Mostra d'arte cinematografica di Venezia, il cui germe ispirativo ha radici ben più lontane. Lo testimonia il titolo di un documentario girato dall'autore alla fine degli anni '80: 00580 – Annotazioni per un documentario su Pozzuoli e Per il rione Terra da cui il regista riprende il discorso sulla Sibilla Cumana (interpretata da Olimpia Carlisi), personaggio descritto con tutta la sua solitudine e la sua follia nel leggere i responsi scritti sulle foglie di alloro che poi ammucchiava a caso e interpretava. In Giro di lune tra terra e mare, Gaudino ci guida attraverso una città sventrata, misteriosamente angusta e allo stesso tempo tattile, popolata dagli "spiriti del luogo": Agrippina, il martire cristiano Artema, San Paolo, il musicista Pergolesi, e infine la guerriera "Maria la puteolana", poi diventata “Maria la Pazza”, una donna bella, forte e coraggiosa, che salvò Pozzuoli dai nemici e “venne rispettata e onorata, prima elevata a eroina, e poi però gettata ai porci”.

Pozzuoli, quindi, città campana situata al centro dei Campi Flegrei, è la vera protagonista del lungometraggio. Il film è la rappresentazione dello spirito che anima gli abitanti della cittadina, costretti alla perenne instabilità del fenomeno del bradisismo dovuto alla presenza incombente del vicino vulcano. È il racconto di un paesaggio, di un ambiente e del rapporto che esso instaura con l'uomo che lo occupa. L'autore (puteolano) rinuncia a una narrazione e a una struttura tradizionale e organizza un'originale struttura narrativa, un vero e proprio Giro che si articola attraverso la rappresentazione narrativa di sei storie, tutte ambientate a Pozzuoli, ma in momenti storici differenti. Interruzioni, ritorni, echi e rimandi servono a esprimere un'idea sul Tempo circolare, sulla ciclicità della storia e sull'immutabilità della condizione umana nel suo imprescindibile rapporto con l'ambiente che la circonda. In altre parole lo spirito di Pozzuoli non ha tempo; il bradisismo, inteso come calamità naturale, condiziona da sempre le vicende del suo popolo e per sempre lo renderà soggetto alla precarietà, a un movimento perenne che crea la perdita di identità. La terra, madre/matrigna perché ferita, respinge i suoi figli e li condanna a un’aspra condizione umana.

Per raccontare il presente Gaudino avverte impellente l'esigenza di approcciarsi ai fatti storici del passato, operando una lettura attraverso gli occhi del popolo e del piccolo Gennarino che commenta i fatti della memoria orale e non letteraria. La presenza dei bambini, che continuamente irrompono all’interno di questo immaginario storico-mitologico, simboleggiano l’anima partenopea che vive la vita spensieratamente. Così la Sibilla Cumana viene beffeggiata e derisa, mentre di fronte all'assassinio di Agrippina (interpretata da Angelica Ippolito) i fanciulli allibiscono. Alle vicende storiche si alternano quelle dei componenti della famiglia Gioia e della loro sofferta quotidianità. Sono gli "eroi" dell’oggi, di viscontiana memoria, che ci fa riaffiorare a livello inconscio chiari richiami alle immagini di La Terra Trema.

Un film che incanta e disincanta, che utilizza un linguaggio arcaico che appartiene all'avanguardia cinematografica: per rendere chiara la suggestione del ricordo il regista ricorre alla sottrazione di alcuni fotogrammi nel montaggio del film, che creano dei lievissimi salti nell'immagine e l'uso della macchina a mano mette lo spettatore maggiormente a contatto con il dramma. La musica spesso fa da contrappunto, contraddicendo o enfatizzando le sequenze sullo schermo.
Un vero e proprio magma di immagini, un racconto sull'uomo e sulle rovine dello spazio e del tempo.

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