08.05.2009 - Valeria Roccella
Senza dubbio la diga di Vajont è rimasta indelebile per molti anni nella storia italiana. Per molti una strage che si poteva evitare, per altri solo un’imprevisto incontrollabile. Frasi e discorsi tornati attuali stranamente e paradossalmente da un mese a questa parte con il terremoto in Abruzzo, parole così somiglianti che spesso ci si domanda se tutti questi discorsi siano veri o si ripetano di ciclo in ciclo.
Come fece già Marco Paolini nel 1997 con un esauriente spettacolo teatrale, il regista Renzo Martinelli riesce a centrare quasi appieno quei momenti antecedenti alla tragedia del 1963.
Come una valanga, dagli allarmi presi un pò troppo sottogamba si passa al tragico e a noi noto finale, quasi sbigottiti dal pensare che, a differenza degli animali, gli uomini non riescano a imparare dagli errori passati così evidenti causando casi analoghi quasi in continuazione, piú o meno gravi tra loro.
Per un approfondimento vi rimandiamo all'articolo http://www.ilmachete.it/pagina.php?page=articolo&id=258 |

Regia: Renzo Martinelli
Sceneggiatura: Pietro Calderoni, Renzo Martinelli
Interpreti: Michel Serraut, Daniel Auteuil, Laura Morante, Anita Caprioli, Leo Gullotta, Philippe Leroy
Fotografia: Blasco Giurato
Montaggio: Massimo Quaglia
Musiche: Francesco Sartori
Produzione: Rai Cinema, SOP, Les Productions Bagheera
Distribuzione: 01
Italia/Francia 2001
116’
Il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39 dal monte Toc (in friulano vuol dire "marcio, friabile") si staccano 260 milioni di metri cubi di roccia che si riversano nel lago artificiale formato dalla diga ad alta curvatura più alta del mondo. Progettata dall'ing. Semenza, la diga sul torrente Vajont, alta 263 metri, tra le montagne a nord di Belluno, doveva portare l'elettricità in tutte le case italiane. La giornalista dell'Unità Tina Merlin per anni, sulle pagine locali, aveva denunciato i pericoli, le omissioni e i silenzi, ma pur di vendere gli impianti all'Enel si minimizza e si preferisce credere all'anziano geologo Giorgio Dal Piaz piuttosto che al più giovane Edoardo Semenza, figlio del progettista della diga. Nessuno comunque era arrivato a immaginare che la frana avrebbe formato un'onda alta 250 metri e che 50 milioni di metri cubi di acqua avrebbero formato un gigantesco fungo liquido che piombando sulla valle avrebbe spazzato via tutti i paesi sottostanti provocando la morte di 2000 persone.
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