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Vajont


08.05.2009 - Valeria Roccella

Se lo ricordi, Biadene: qui non stamo costruendo soltanto una diga, qui costruiamo un pezzo dell'Italia di domani!

Senza dubbio la diga di Vajont è rimasta indelebile per molti anni nella storia italiana. Per molti una strage che si poteva evitare, per altri solo un’imprevisto incontrollabile. Frasi e discorsi tornati attuali stranamente e paradossalmente da un mese a questa parte con il terremoto in Abruzzo, parole così somiglianti che spesso ci si domanda se tutti questi discorsi siano veri o si ripetano di ciclo in ciclo.
Sicuramente, come nel film così nella realtà, vi è sempre l’errore umano.

Prudenza non deve voler dire far finta di non vedere.

Come fece già Marco Paolini nel 1997 con un esauriente spettacolo teatrale, il regista Renzo Martinelli riesce a centrare quasi appieno quei momenti antecedenti alla tragedia del 1963.
A differenza però della messa in scena teatrale (tagliente e drammatica), la pellicola, seppur agghiacciante e suggestiva, non riesce purtroppo ad andare oltre il racconto storico/cinematografico al quale il suo mondo in cellulosa appartiene.
Una forzata storia d’amore, probabilmente inserita per aumentare il pathos del film (a mio avviso non necessaria), aumenta quel senso di troppa finzione, tra un cliché e l’altro, alla realtà storica che si vuole raccontare risultando a tratti fastidiosa e noiosa alla trama stessa.
Ciò che però lascia al termine della visione è senz’altro quell’amaro in bocca di una storia che sembra ripetersi, così come le cause e i motivi che passano come una palla da una persona all’altra, da una società costruttiva all’altra, come sempre viene fatto nel nostro paese.

Le montagne non stanno mai ferme, sappiamo che si muovono, camminano, respirano, e non tutto può essere previsto dallo scienziato.

Come una valanga, dagli allarmi presi un pò troppo sottogamba si passa al tragico e a noi  noto finale, quasi sbigottiti dal pensare che, a differenza degli animali, gli uomini non riescano a imparare dagli errori passati così evidenti causando casi analoghi quasi in continuazione, piú o meno gravi tra loro.
Vincitore del premio David di Donatello nel 2002 per la sezione David Scuola, Vajont ha il pregio di essere, nonostante i vari difetti, un lungometraggio educativo e importante per non far dimenticare ciò che è accaduto, e non far permettere che accada ancora e ancora.

Tra qualche anno, voi potrete raccontare questa grande avventura ai vostri figli, e potrete avere il vanto di dire loro: io c'ero!


Purtroppo il vanto, come sempre, diventa solo un ammasso di macerie e terrore in cui la natura non c’entra ma è il potere e l’uso smanioso di esso da parte di chi lo detiene la vera causa principale.

 

 

Per un approfondimento vi rimandiamo all'articolo
Il Racconto del Vajont

di Valentina Iuffrida

http://www.ilmachete.it/pagina.php?page=articolo&id=258
 

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